Margherita d’Angoulême regina di Navarra e l’Heptaméron, o Eptamerone


Margherita d'Angoulême

Margherita d’Angoulême, ritratto di Jean Clouet, 1527

Margherita d’Angoulême regina di Navarra e l’Heptaméron (o Eptamerone). La duchessa d’Alençon (Normandia), poi regina di Navarra, è passata alla storia con epiteti poetici che la esaltano: fu chiamata la margherita delle principesse e proclamata la perla del Valois. La sua nascita è avvolta nel velo di una allegoria mitologica. Si racconta che venne al mondo “degna” d’essere battezzata Margherita per aver, sua madre – quando la portava in seno – inghiottita, nascosta in un’ostrica, una perla fatta della stessa divina rugiada… per cui fu creata come la più bella delle Dee.

La primogenita di Carlo d’Orléans, conte d’Angoulême e di Luisa di Savoia, condivise con Francesco, il fratello minore di lei di due anni, destinato a regnare, la serenità dell’infanzia e, sotto l’occhio amorevole e sagace della madre, vedova diciannovenne, gli studi dell’adolescenza, indi l’intera vita, basata su una rara saldezza di affetti.

Margherita d’Angoulême ebbe precettori coltissimi, che le insegnarono le lettere francesi e latine, la lingua italiana e la spagnola. Le parlarono di filosofia e le diedero rudimenti delle più varie scienze arrivando a insegnarle anche un po’ di ebraico.

Ancora giovanissima piacque a Carlo d’Austria, conte di Fiandra – il futuro Carlo V – che, una volta che la vide alla corte di Luigi XII la chiese – senza ottenerla – in sposa. Margherita fu assegnata nel 1509, da re di Francia in moglie al principe Carlo d’Alençon, con il quale convisse senza amore, restando nei primi anni lontana dalla vita pubblica in Alençon, ma partecipando alla vita di corte dopo l’avvento al trono di Francesco I, e alle vicende della Francia – specialmente nel 1525: anno terribile che cambiò il corso della sua esistenza. La “fatale” Pavia (la battaglia di Pavia viene combattuta il 24 febbraio 1525 e i francesi perdono circa 10.000 uomini) porta una catena inesauribile di guai e scava un solco nell’animo di Margherita d’Angoulême che vede il re fratello vinto e prigioniero, il proprio consorte, reduce e senza gloria, tornare a Lione con pochi fuggiaschi per morire, poi, tra le sue braccia ad aprile…

Margherita divenne poetessa e autrice di novelle. L’arte fu lo specchio della sua vita e fu capace di ritrarre i costumi e le caratteristiche salienti della società di corte del suo tempo.  L’Heptaméron, raccolta di novelle edita postuma ed anonima per la prima volta nel 1558 da Pierre Boaistuau con il titolo di Histoire des amanz fortunez, è l’opera più rappresentativa di Margherita regina di Navarra: quella che le è valsa la fama di scrittrice. Eptamerone raccoglie l’eco delle conversazioni nel mondo in cui regnava Francesco I, il re cavaliere. Il novelliere di Margherita di Navarra è il Cortegiano e, al contempo, il Decamerone della letteratura francese del cinquecento. Entrambi questi libri italiani, d’altra parte, erano famosissimi in Francia.

Nel prologo dell’Heptaméron è dichiarata la genesi dell’opera. L’autrice fa il suo disegno vagheggiato da altre persone della famiglia reale e da alcuni cortigiani di mettere insieme una raccolta di novelle sul tipo di quelle del Decamerone di Boccaccio. Margherita, però, dichiara subito che “difference de Boccace: c’est de n’escripre nulle nouvelle, qui ne soit veritable histoire“.

Margherita di Navarra lavorò a quest’opera dal 1540 in poi, ma, ammalatasi nel 1547  e morendo nel 1549 non riusci a portarla a termine.

Inizio del prologo dell’Heptaméron di Margherita d’Angoulême:

Il primo giorno di settembre, quando i bagni dei monti Pirenei cominciano a produrre i loro effetti salutari, si trovarono a quelli di Cauderès molte persone si di Francia che di Spagna, alcune venute per bervi l’acqua, altre per i bagni termali, altre ancora per i fanghi; tutte queste cure sono sì miracolose, che gli stessi ammalati ritenuti dai medici incurabili se ne ritornano perfettamente guariti.

Io non mi prefiggo però di descrivervi il sito, né di spiegarvi l’efficacia di questi bagni, ma di dirvene soltanto quanto giova all’argomento di cui intendo trattare.

Tutti gli ammalati vi rimasero per più di tre settimane, finché conobbero dal miglioramento avutone, che erano ormai in grado di andarsene. Se non che, giunto il momento della partenza, caddero piogge si grandi e inusitate, da far pensare che Dio avesse dimenticata la promessa fatta a Noè di non più distruggere il mondo con le acque: ogni capanna ed ogni casa di Cauderès ne fu si allagata, che fu impossibile dimorarvi. Per la qual cosa quelli che erano arrivati dalla parte della Spagna, se ne ritornarono prendendo la via dei monti, come meglio fu loro possibile; ed i più pratici delle strade da seguire, riuscirono più facilmente a mettersi in salvo.

I signori e le signore francesi invece, che contavano di restituirsi a Tarbes con la medesima facilità con la quale n’erano venuti, trovarono i piccoli ruscelli così in piena, che a stento poterono guadarli. E quando furono ala passo del torrente Bearnois, che nel venire avevano trovato meno profondo di due piedi lo rividero ora così gonfio e impetuoso, che ritornarono indietro per cercare il ponte, ma non più lo rinvennero: quel misero ponticello di legno era stato portato via dalla veemenza delle acque.

Alcuni poi, avendo voluto riunirsi in gruppo, per far argine alla rapida corrente, vennero con tanta violenza trasportati via dalle onde, che coloro che stavano per imitarne l’esempio, ne furono del tutto dissuasi.

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Gargantua e Pantagruel di François Rabelais, riassunto


Gargantua e Pantagruel

Gargantua e Pantagruel, 1542, capitolo 5

Riassunto di Gargantua e Pantagruel di François RabelaisGargantua è il nome di un gigante celebre nelle tradizioni popolari (in specie della valle del Rodano) per la sua voracità. Le sue prodezze erano narrate già all’inizio del 16º secolo, in libretti di carattere piuttosto semplice e rozzo: uno di essi fu rimaneggiato da François Rabelais (1494-1556), il quale ha poco a poco si innamorò dell’argomento e da quelle figure di giganti prese le mosse per il suo grandissimo romanzo (una serie di cinque romanzi) La vie de Gargantua et de Pantagruel. Il suo Gargantua, figlio di Grandgousier – re d’Utopia – e di Gargamelle (viene partorito da un orecchio!), è un gigante grottesco, bonario, docile a ogni impulso di natura, ribelle a ogni artificio, come a ogni ambizione dannosa.

In lui, e nel figlio Pantagruel, François Rabelais esprime appieno il suo essere a trecentosessanta gradi uomo del Rinascimento, il suo convinto naturalismo, ed è riuscito a esprimerlo con tanto maggior vigore, in quanto la sua tempra di artista aderiva con felice entusiasmo a tutto ciò che è concreto, immediato, senza escludere nulla di quanto appartiene all’umanità, anche il più elementare e materiale.

Gargantua e Pantagruel

Gargantua e Pantagruel, edizione italiana del 1900

Nella prima parte dell’opera, tra forme e colori vivaci e intensi, e giochi festosi di parole, Gargantua domina con un senso quasi primitivo del riso, come sfogo di una sanità e di un’energia esuberanti. Più istintivo e immediato di Pantagruel, nella creazione del quale problema è più consapevole e più attento al significato degli episodi e delle immagini, Gargantua forza di natura, ma di una natura sollevata dalla cecità dei primordi e capace di compiacersi di sé e della propria freschezza.

Le sue proporzioni, più che enormi, sono indefinite: talora smisurate, se un intero popolo può abitare nella sua bocca, talora “solamente” gigantesche, se con un ramoscello di salvia può pulirsi i denti; e questo stesso ondeggiare di proporzioni è nel suo spirito, ora ingenuamente fanciullesco, ora serenamente filosofico, ora allegramente feroce. Ma è, questa, la stessa apparente incoerenza della natura, i cui confini possono aprirsi all’infinito ora chiudersi in un piccolo mondo, e le cui energie possono essere benigne o crudeli. E, come per la natura, alla di sotto di questa balda inconsistenza vi sono in Gargantua un unico, continuo e felice senso di vita, una genuina e incorruttibile innocenza. Così creato, il personaggio acquista tuttavia una più precisa umanità nel prosieguo del libro, imponendosi come la figura del re bonario e saggio pur nel suo immenso vigore, che sconfigge il maligno assalitore Picrochole e sa così allegramente punirlo. E quando viene poi a predominare nell’opera la figura del figlio Pantagruel, Gargantua, il gigante semplice e buono, si ritrae un po’ nell’ombra, assume la parte del padre ignorante ma saggio ed esperto il quale, in un’epoca nuova, compreso i benefici di quella cultura che egli non poté avere, li raccomanda al figlio in una lettera rimasta famosa. Onde lo stesso personaggio si precisa, e acquista nel complesso più ricco significato.

Egli è pur sempre una potente formazione di in composto e fecondo naturalismo; ma di un naturalismo che nel suo buon senso già sa intravedere la possibile perfezione delle sue ancora ineducate facoltà, il nuovo mondo che da esso potrà e dovrà nascere.

Ricette risotti: risotto alla cappuccina – ristoranti a Milano provati da Francesco Tadini


risotto alla cappuccina

Ricetta del risotto alla cappuccina – come si cucina?

Ricette risotti: risotto alla cappuccina cucina e  ristoranti a Milano. Come si fa e si prepara il risotto alla cappuccina? Dovrete indovinare in quale locale milanese ho provato questa specialità e me la sono fatta spiegare, innanzi tutto! Poi vi dico cosa serve per cucinare uno dei più deliziosi risotti del pianeta: cipolle, acciughe, brodo di pesce (in alternativa, per i più ricercati – o folli chef? – il brodo di rane), una quantità minima di vino Marsala, formaggio da grattare (di preferenza, e per il gusto più accentuato: parmigiano reggiano.

Preparazione della ricetta del Risotto alla Cappuccina

1 – soffriggi in olio una cipolla tritata con amore e cura

2 – unisci al letto rosolante di cipolla la polpa di 6 acciughe (mi raccomando: pulite e senza spine) e lasciate che la padella amalgami l’unione di mare e terra.

3 – aggiungi 450 grammi di riso per risotti e attendi mescolando almeno un paio di minuti – affinché il riso si impregni dei sapori – e rosolando

4 – inizia a bagnare il risotto alla cappuccina con “quasi” un litro di brodo di pesce (o, come spiegavamo al principio) di rane.

5 – a questo punto bisogna innaffiare il riso – che comincia a farvi venire l’acquolina in bocca – con il vino Marsala.

6- il tempo di cottura sarà di circa 18 / 20 minuti – a seconda della tipologia e della qualità del riso che vi siete procurati.

Alla fine condite con parmigiano reggiano (quando c’è da insaporire lo preferisco sempre al grana padano o altri formaggi simili) e aspettate un minuto o due prima di servirlo in tavola.

Se siete stati degli chef provetti la “vostra” ricetta farà spalancare fauci e sentimenti ai vostri invitati a tavola.

… Nei ristoranti di Milano, ormai – siamo nel 2016 e ci mancherebbe altro! – si può trovare qualunque specialità regionale, nazionale … intergalattica. Se avete capito in quale ristorante ho avuto l’onore – e la gola – di assaggiare la Cappuccina (è un luogo che si distingue per la capacità nella preparazione dei risotti) fatemelo sapere. Per aiutarvi posso rivelare che il locale si situa in centro, in un raggio (in linea d’area) non superiore al chilometro dall’ormai celeberrima piazza Gae Aulenti.

Buone ricette e eccellenti scorpacciate a tutti da Francesco Tadini!

Gustav Klimt e Secessione sul sito di Francesco Tadini: a cosa serve la storia dell’arte?


arte Milano

arte – Francesco Tadini ha pubblicato un nuovo articolo sul sito personale

A cosa serve la storia dell’arte? Gustav Klimt e Secessione viennese sul sito di Francesco Tadini – nato il 1961 a Milano, colui che ha fondato, da “gallerista” e insieme alla giornalista Melina Scalise lo Spazio Tadini di via Jommelli 24 – ha appena pubblicato sul suo sito serio (Friplot è il blog demenziale), a questo LINK un post divulgativo che riguarda un “pezzetto” di storia dell’arte. Si tratta di un articolo di Hermann Bahr (commediografo, polemista e saggista) uscito sulla rivista degli artisti della Secessione: “Ver Sacrum”, nel gennaio 1898. L’organo dei secessionisti che fu fondato da Gustav Klimt. In questo pezzo Bahr insiste sulla possibilità che in Austria e, in primo luogo a Vienna, si possa fare finalmente arte! Parafrasando l’autore, grande sostenitore di Klimt e della Secessione: chi a Vienna ha qualcosa da dire di nuovo – chiama questi rinnovatori dell’arte “agitatori” – non deve aver paura del ridicolo, giacché è una fase di passaggio pressoché obbligatoria per chiunque voglia cambiare qualcosa.

“I viennesi sono condannati a rimanere piccoli industriali o devono cercare di diventare artisti?”: Francesco Tadini riporta fedelmente questa domanda – prioritaria per Bahr – anche con l’intento di riattualizzarla calandola nella situazione dell’arte contemporanea – del mondo dell’arte – di oggi? Quello che è certo, credo, è che l’arte deve liberarsi, oggi come allora, dall’idea che l’opera prodotta dall’artista debba essere soprattutto – e in primo luogo – merce.

Bisogna guardare indietro, per andare avanti, talvolta? Forse – insiste Tadini – lo studio della storia dell’arte serve anche a questo: non solo a redigere un interminabile elenco di aneddoti e collegamenti tra chi l’arte la fa e chi ne parla per mestiere!

Meteo Milano: oggi e domani e dopodomani con un’occhio al Satellite Meteosat


meteo Milano

meteo Milano – foto Francesco Tadini

Meteo Milano oggi e domani e dopodomani con un’occhio al Satellite Meteosat che fornisce immagini in diretta. E’ un’abitudine equivalente a quella di leggere l’Oroscopo. E’ una forma di lieta schiavitù: sono meteo dipendente da molti anni, ormai. Pur convinto della difficoltà statistica di redigere previsioni meteo che si spingono ai 15 giorni, le guardo, le divoro, le digerisco pluri-quotidianamente.

Quand’ero ragazzo, il mio caro amico Maurizio le faceva lui, le previsioni del tempo: per Milano o per qualunque località noi ci trovassimo – inseparabilmente (o quasi) insieme – con la passione di chi, poi, lo avrebbe fatto di mestiere (cosa che ha fatto, poi, per un certo periodo di tempo). Meteo amico. Meteo possibile e impossibile. Tuoni, fulmini e saette. Tempeste e repentini miglioramenti della condizione metereologica. Cieli sereni interrotti da nuvoloni, cirri, cumuli e quant’altro…

A Milano che tempo fa? In Lombardia che tempo farà? …. che poi, per la maggior parte del tempo – non meteo – non ci serve veramente sapere se dobbiamo comprare un ombrello o un cappello. Avete presente che trent’anni fa l’ombrello (inseparabile compagno dell’uomo e della donna eleganti) era un oggetto piuttosto costoso? E che perderlo (come faccio tutte le volte che me ne porto uno dietro) rappresentava un danno economico rilevante? Oggi l’ombrello è acquistabile a pochi (a volte 2) EURO. Li fanno in cina, gli ombrelli? Perché si rompono alla prima folata di vento teso. Avete notato o sono solo io – Francesco Tadini – lo sfigato con l’ombrello rotto in centro a Milano con gli occhi puntati alla ricerca di un miglioramento del Meteo?

 

Il gallerista Francesco Tadini a Milano, via Jommelli 24


Francesco Tadini

Francesco Tadini è a Milano, in via Jommelli 24

Il gallerista Francesco Tadini a Milano, via Jommelli 24. Come è universalmente noto… Ma di che cosa sto parlando? Dell’universo? Ripartiamo dal gallerista: Tadini non è un mercante d’arte, ma un grande appassionato che, grazie al super-supporto di Melina Scalise riesce a organizzare a Spazio Tadini, nelle stanze di una vecchia e gloriosa tipografia, mostre d’arte, eventi, spettacoli, concerti ed altro. Allora come posso definire il Tadini vivente di via Jommelli 24? Un organizzatore appassionato? Si, va bene così. Per parlare a ruota libera. Per continuare, poi, con le due ruote della bicicletta inseparabile. In che senso? Nel caso in cui io non me ne sia ancora reso conto, la bicicletta che mi porta a spasso è l’equivalente di un compagna di vita. E’ lei che decide dove andare ed è – ancora lei! – che si impegna alla spasimo per farmi scegliere le mostre da realizzare a Spazio Tadini. La bici è intelligente? Un semplice mezzo da trasporto? Ma che cosa sto cercando di dire? In realtà niente di significativo: il Blog Friplot è puro flusso di coscienza, action painting pedalato, da via Jommelli 24 al mondo. Da Spazio Tadini alla via accanto o nel cuore di questa città di Milano che amo più qualunque altra Milano!

Prosit.

Piuttosto: guardate il sito serio al LINK !!

Francesco Tadini

Benjamin, Klee e l’Angelus Novus – Francesco Tadini Milano News


Francesco Tadini

Francesco Tadini – dall’archivio opere di Emilio Tadini

Francesco Tadini – archivio Tadini e news. Emilio Tadini: (…) Il tema della ripetizione chiama in causa, piuttosto, quello del “comico”, che è stato riconosciuto come centrale alla poetica di Tadini, pittore e scrittore. Il comico e, inevitabilmente, il tragico e la storia. C’è un noto passo del Benjamin che parla di un quadro di Klee, l’Angelus Novus (da cui anche il titolo del testo in questione), ripreso da Tadini: “Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso è questa tempesta.” Claudio Spadoni, Il principio e la fine, in Emilio Tadini. Per la Mostra antologica, cat. mostra, Marina di Pietrasanta, Mantova, Cesena, 1991

Francesco Tadini, Milano, Spazio Tadini arte

Francesco Tadini, Milano, Spazio Tadini arte – opera di Emilio Tadini

Francesco Tadini ringrazia dell’attenzione. Per informazioni sul’archivio rivolgersi a Spazio Tadini e consultare il sito http://francescotadini.net/ – Grazie.

Francesco Tadini Milano – Archivio Emilio Tadini presso Spazio Tadini


Francesco Tadini – archivio Tadini e news. Emilio Tadini: (…) Tra le immagini che mi hanno colpito di più, da bambino, c’erano quelle fotografie, sui giornali, di profughi che camminavano sulle strade di tutta Europa. Alcuni di loro guardavano in alto – si vedeva che avevano paura che qualche aeroplano arrivasse a mitragliarli. Avevano la stessa faccia dei personaggi – da Adamo ed Eva in poi – che in tanti dipinti dell’arte occidentale cercano, terrorizzati, di vedere la figura della forza ostile che sta infuriando dal cielo contro di loro. Portavano valigie, quei profughi, pacchi, fagotti. Certi si spingevano davanti carrozzine da bambino con dentro i bagagli. Quella del profugo mi sembra una metafora che rappresenta bene la nostra condizione attuale – la condizione della nostra cultura, alta o bassa che sia. Sbaraccare, andar via… Lasciare la casa delle certezze, delle sicurezze… Il profugo che si ostina a portare con sé troppa roba, rischia di non farcela – di cadere, impedito e affaticato, lungo la strada. Mollare tutto e andare via vuol dire credere che esista un altrove. È già qualcosa. Molto di più, comunque, di tante certezze, pompose quanto infondate.

Francesco Tadini ringrazia dell’attenzione. Per informazioni sul’archivio rivolgersi a Spazio Tadini e consultare il sito http://francescotadini.net/ – Grazie.

Francesco Tadini – lettura di un testo di Emilio Tadini per la mostra TRITTICI, Palazzo Ducale Urbino, 1999, audiolibri Spazio Tadini


Francesco Tadini legge un testo scritto da Emilio Tadini: I SENSI, IL SENSO, dal catalogo della mostra Trittici del 1999 a Palazzo Ducale di Urbino. Tadini: “(…) Il luogo di origine di un dipinto può essere molto affollato. Forse, per rappresentare il farsi di un dipinto, andrebbe bene la figura di un albero genealogico: ma capovolto. Da molte cose, una sola. All’origine di questa serie di trittici credo ci sia stata anche la rilettura – del tutto occasionale – della prima pagina della Metafisica di Aristotele.  (…)”  –  GUARDA IL VIDEO (voce: Francesco Tadini) >>  Continua a leggere

Francesco Tadini news: un brano di Sandro Parmiggiani su Emilio Tadini per il catalogo di una mostra alla Galleria Saletta Galaverni del 1995 – audiolibri Spazio Tadini


Archivio Tadini, opera di Emilio Tadini, Oltremare, 1994, acrilici su masonite, 50x70

Francesco Tadini ha registrato in voce un brano dal testo di Sandro Parmiggiani per una mostra di Emilio Tadini alla Galleria Saletta Galaverni di Reggio Emilia del 1995 (realizzata il collaborazione con lo Studio Marconi, ora Fondazione Marconi di Milano). Il testo di Sandro Parmiggiani su Tadini verrà pubblicato per intero sul sito /archivio di Francesco Tadini (sempre a cura di Spazio Tadini).


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Francesco TADINI: una realtà di sogno, o più semplicemente indiretta, mentale, strappata dal tempo del suo accadimento, quella di Tadini – da un testo di Roberto Sanesi


Francesco Tadini, archivio Tadini

Tadini, Il posto dei bambini, tempera e cera su tela,1966, 81x100

Francesco Tadini: cresce l’Archivio Tadini con l’insostituibile lavoro di Melina Scalise, presidente dell’associazione culturale milanese Spazio Tadini. Qui, la seconda parte di un testo (la prima al sito http://francescotadini.net/) del poeta e storico / critico d’arte (nonché grandissimo traduttore e saggista) Roberto Sanesi sull’opera di Emilio Tadini scritto in occasione – correva l’anno 1967 – di un’esposizione presso la Galleria del Minotauro di Brescia.  –  Roberto Sanesi, 1967, Tadini >>  Con II posto dei bambini (1966) Tadini torna con maggiore coerenza agli elementi di base della sua poetica: chiarezza, freddezza, razionalità, pur non perdendo mai di concentrazione simbolica e lirica, ma ora non più in senso estensivo, e piuttosto in profondità. Oggetti e personaggi si affrontano, si uniscono, si muovono in uno spazio aperto, la dinamicità dell’azione è accentuata da linee di forza tratteggiate, e i luoghi dell’azione sono definiti con pochi elementi, così come i personaggi cominciano ad essere individuati in modo essenziale: un paio di blue-jeans, un ciuffo di capelli biondi, una bretella, e talvolta (e questo accade anche per alcuni oggetti, dei quali viene sottolineata l’appartenenza a un personaggio piuttosto che a un altro) con grandi lettere, le iniziali dei nomi di queste figure affettuose, private, ritagliate nella carta della memoria, tanto che proprio quello che nei cicli precedenti portava al grottesco qui sottolinea la fermezza dell’immagine situandola in un tempo astratto. > Continua a leggere

Francesco Tadini: ultime dall’archivio – il testo di Giovanni Raboni dedicato a Tadini in Torno subito


Francesco Tadini ringrazia chi, con il proprio contributo di osservazioni e idee, sta dando impulso e vigore a questa operazione d’Archivio e, naturalmente, i frequentatori dell’associazione culturale non profit milanese Spazio Tadini, capitanata da Melina Scalise con la grande collaborazione della coreografa Federicapaola Capecchi LINK  blog di Spazio Tadini.  Il testo che segue fa parte di una pubblicazione di dieci anni fa – dopo la morte di Tadini –  che raccolse i contributi di decine di amici ed estimatori di Emilio Tadini. Giovanni Raboni, da Torno subito, dedicato a Tadini: Non mi è mai sembrato né giusto né davvero possibile, quando muore una persona importante e cara, provarsi a dire quanto ci mancherà, voglio dire quanto mancherà a ciascuno di noi. Meglio sbrigarla in privato, anzi in segreto, la contabilità dei nostri affetti. Mi sembra possibile, invece, e anche giusto, e persino doveroso, cercare di dire quanto mancherà a noi tutti, alla comunità che siamo. >> Continua a leggere

Francesco Tadini: Torno subito – Che sia una delle tante straordinarie fiabe del Tadini, così magiche da trasformare la fantasia in realtà e la realtà in fantasia? – Giulia Borgese


Francesco Tadini mette on line qui e sul blog (http://francescotadini.net/), dell’archivio Tadini –  parole che hanno – ormai è il decennale – portato all’edizione de Torno subito. Grazie anche all’impegno e cura di Francesco Micheli e ad una serata in ricordo di Emilio Tadini che si tenne al Teatro Parenti di Milano. Potete leggere, di seguito, le parole che Giulia Borgese dedicò a Emilio. Troverete, poi, alcuni dei link ai testi già presentati via web. –  Torno subito Giulia Borgese:  Qualche giorno a Campertogno dai Tadini, tanti anni fa, nella loro bella casa di sassi in mezzo al prato. Durante la colazione in riva al Sesia l’Emilio propone di andare a vedere il museo del parroco. E anche le mummie. Ed eccola la chiesa di San Giacomo Maggiore, aerea sopra la strada con la balaustra di granito grigio e la facciata imponente dello Juvarra. Il parroco ci aspetta per illustrarci il suo tesoro. Il Tadini prende i pezzi nelle sue belle grandi mani, li accarezza, spiega le doratine e i colpi di scalpello, le pennellate e i significati di ogni figura… E’ un maestro affascinante. Poi, in chiesa, si apre una porticina che dà su una scaletta ripida: giù, nella semioscurità, in circolo su sedie di noce, stanno seduti i parroci del Sei o Settecento, un po’ mummificati e un po’ scheletriti, coi paramenti sacri a brandelli, spaventosissimi ma a loro modo maestosi. >> Continua a leggere

Francesco Tadini: l’archivio mette a disposizione un testo di Emilio Tadini del 1965 su Valerio Adami


Francesco Tadini è lieto di comunicare che uno scritto del padre, Emilio Tadini, edito nel 1965 in occasione di una mostra di Valerio Adami alla Galleria L’Attico di Roma è stato pubblicato oggi on line sul sito d’arte Milano Arte Expo – ecco il LINK – per un’esposizione di Adami in corso alla Galleria Tega di Milano (fino al 21 aprile 2012).  Eccone un brano. >> Continua a leggere

Francesco Tadini: dal libro Torno subito – Emilio Tadini è stato per me fonte di ispirazione per varie proposte di Kriziauomo – Mariuccia Mandelli, in arte Krizia


Tadini archivio, opera di Emilio Tadini, Fiaba, 1997 circa, acrilici su tela, 20x20, dettaglio

Francesco Tadini ricorda che qui e sul blog dell’archivio Tadini (http://francescotadini.net/), pubblica le affezionate parole che hanno – ormai 10 anni fa – portato alla stampa di Torno subito. Torno subito è stato edito grazie principalmente all’impegno e alla cura dell’amico Francesco Micheli, al quale, ancora, è calorosamente grata l’intera famiglia: Antonia Tadini, Francesco Tadini e Michele Tadini. State per leggere ciò che dedicò Mariuccia Mandelli a Emilio. Subito dopo troverete i link alle “dediche” già presentate on line. Continua a leggere

Francesco Tadini: dal volume Torno subito – Emilio Tadini fu un uomo pubblico nel senso più ampio del termine – Gianni Cervetti


Francesco Tadini archivio, opera di Emilio Tadini, dettaglio, Un angelo a Milano, 1986, acrilici su tela, 150x200

Francesco Tadini, grazie a questo blog e al sito / archivio digitale Tadini (http://francescotadini.net/), mette on line le affettuose e cariche parole che hanno portato – dieci anni fa – alla diffusione di Torno subito. Il libro intitolato Torno subito è stato edito dopo la scomparsa di Emilio Tadini, mio padre, grazie soprattutto all’impegno e alla premura di Francesco Micheli, al quale, ancora, è riconoscente tutta la famiglia: Antonia Tadini, Francesco Tadini e Michele Tadini. Oggi potrete leggere ciò che scrisse Gianni Cervetti. Al termine del testo, potete “cliccare” verso i link degli autori / amici già pubblicati. Continua a leggere

Francesco Tadini: ecco l’ironia di Tadini nei confronti del critico d’arte che si fa artefice, che intende guidare l’artista, anzi che lo sostituisce di fatto – Arturo Carlo Quintavalle su L’Opera di Tadini


Francesco Tadini archivio, opera di Emilio Tadini, Viaggio in Italia, 1972, acrilici su tela, 100x81, dettaglio

Francesco Tadini archivio, opera di Emilio Tadini, Viaggio in Italia, 1972, acrilici su tela, 100x81, dettaglio

Francesco Tadini digitalizza e pubblica oggi la terza parte di un testo di Arturo Carlo Quintavalle – dal grande saggio dedicato a Emilio Tadini nel 1994, Fabbri edizioni – che è relativo a L’Opera – l’opera narrativa di Tadini del 1980 per Einaudi.  La prima parte è leggibile a questo LINK, dal sito / archivio http://francescotadini.net/ in costante aggiornamento; a questo LINK la seconda.  > Continua a leggere

Francesco Tadini: il viaggio attraverso le lingue della pittura appare molto significativa proprio per individuare le posizioni di Tadini – da un testo di Quintavalle sul romanzo L’Opera edito da Einaudi


Francesco Tadini riporta il secondo brano di Arturo Carlo Quintavalle – dal grande saggio dedicato a Emilio Tadini nel 1994 per i tipi di Fabbri – che concerne L’Opera – romanzo di Tadini del 1980 uscito per Einaudi.  La prima parte è leggibile a questo LINK, dal sito / archivio http://francescotadini.net/ in costante aggiornamento  > Continua a leggere

Francesco Tadini: sapeva leggere molto profondamente qualsiasi tipo di testo, Emilio Tadini – Mauro Bersani in Torno subito


Francesco Tadini, archivio TadiniFrancesco Tadini sta diffondendo su questo sito – Friplot – e sul sito dell’Archivio Tadini (http://francescotadini.net/) anche gli scritti che hanno dato corpo al libro Torno subito, in omaggio al pittore e scrittore Emilio Tadini. Torno subito è stato creato poco tempo dopo la morte di Tadini (nel 2002), grazie all’intenzione di Francesco Micheli: anche a lui va l’affetto e il ringraziamento della famiglia: Francesco Tadini, il fratello Michele Tadini e la madre Antonia Tadini. Oggi potete leggere le parole affettuose di Mauro Bersani > Continua a leggere

Francesco Tadini: aveva una fantasia completamente surreale Emilio Tadini – Maria Mulas dal libro Torno subito


Francesco Tadini, archivio Tadini, dettaglio di un'opera di Emilio Tadini

Francesco Tadini, archivio Tadini, dettaglio di un'opera di Emilio Tadini

Francesco Tadini ricorda con gratitudine che fu Francesco Micheli a rendere possibile la pubblicazione di Torno subito, dedicato a Emilio Tadini.
Le pagine di Torno subito saranno presentate qui e sul blog /archivio di Francesco Tadini (http://francescotadini.net/). Si propone, ora, il testo affettuoso di Maria Mulas, fotografa e grande amica di Tadini > Continua a leggere

Francesco Tadini: in memoria di Emilio Tadini dal libro TORNO SUBITO i versi di Alda Merini


Francesco Tadini esprime ancora riconoscenza nei confronti di Francesco Micheli, grazie al quale fu stampato il libro Torno subito.
Tale raccolta – contenente brani di affetto e stima di numerosi amici di Emilio Tadini (scomparso nel 2002) – sarà riedita qui e sul blog / Archivio di Tadini (http://francescotadini.net/). Seguono, oggi, i versi di Alda Merini > Continua a leggere

Francesco Tadini pubblica pagine in memoria del padre Emilio Tadini da TORNO SUBITO: oggi il testo di Lina Sotis


Francesco Tadini per il padre Emilio (scomparso a Milano nel 2002) ringrazia ancora Francesco Micheli e la Fondazione Micheli, grazie alla quale fu pubblicato Torno subito.
Le pagine di quel libro – testi d’affetto di moltissimi amici di Emilio Tadini – saranno ripubblicate man mano su questo blog e sul sito Archivio Tadini (http://francescotadini.net/ ). Segue, oggi, il brano di Lina Sotis > Continua a leggere

Francesco Tadini: 28 dicembre 2011, alcune notizie dall’archivio Tadini


Francesco Tadini

Francesco Tadini

Francesco Tadini informa ancora che è in atto  l’organizzazione dell’Archivio Tadini in digitale nella convinzione che sia importante farlo non solo per il valore culturale del materiale, ma anche e soprattutto per mettere a disposizione di tutti  il “metodo” di Emilio Tadini: una metodologia  che legava  senza sosta lavori ed esplorazioni intrecciate tra scrittura (critica e creativa) e figurazione visiva. Date, a tal proposito,  un’occhiata al sito: http://francescotadini.net/

Spazio Tadini è offerto all’arte e alla cultura e include lo studio del pittore e scrittore Emilio Tadini. Si propone di diffondere l’arte contemporanea e di incitare il dibattito culturale, regalando occasioni di comunicazione tra le arti e gli artisti. Si cerca di stimolare una comprensione intergenerazionale e di offrire opportunità di confronto e di sviluppo di idee. Se è proprio vero che l’arte rispecchia il clima culturale in cui viviamo e, a volte, ne percepisce i cambiamenti sociali ancora prima che prendano forma definita ed evidente, oggi più che mai c’è bisogno di cultura e d’arte.
http://www.spaziotadini.it/index.htm .. http://spaziotadini.wordpress.com/ .. Continua a leggere

Francesco Tadini: parole di Quintavalle del 1994 sul ciclo pittorico di Emilio Tadini Vita di Voltaire


FRANCESCO TADINI ARCHIVIO opera di Emilio Tadini

FRANCESCO TADINI ARCHIVIO opera di Emilio Tadini

Francesco Tadini, invitandovi – come altre volte – alla visita del sito http://francescotadini.net/, archivio web in sviluppo delle opere del maestro Tadini, rammenta che il padre dipingeva per cicli pittorici. Uno di questi fu intitolato “Vita di Voltaire”.
Qui si riporta un frammento di Quintavalle dalla monografia corposa edita da Fabbri su Tadini: > Continua a leggere

FRANCESCO TADINI: al lavoro con TESTI E IMMAGINI DALL’ARCHIVIO TADINI


Francesco Tadini

Francesco Tadini, aiutato da Melina Scalise, attuale presidente di Spazio Tadini di Milano (associazione culturale)scansiona opere, note letterarie e di critica, disegni e bozze del padre, l’artista Emilio Tadini. Questo con l’obiettivo di organizzare nell’ archivio generale i testi e le immagini e renderli presto utilizzabili attraverso la rete web:

http://francescotadini.net/ Continua a leggere

Francesco Tadini: nel 2008 Cesare Giardini tenne una mostra a Spazio Tadini, in occasione della quale Tadini scrisse questo testo


Cesare Giardini a Spazio Tadini

Francesco Tadini su Cesare Giardini, in occasione della mostra a Spazio Tadini del 2008. > “Ciò che appare è presente. Ciò che non appare non è presente. Ciò che è apparso è passato.  E si può continuare, verso il futuro. Continuare, come su una strada, come in un quadro di Cesare Giardini. Nella direzione che apparirà, osservandolo.

Ci sono strade, nelle opere di Giardini, che si perdono nel paesaggio. Appaiono e scompaiono. Iniziano dal nulla e finiscono – o si perdono – nel nulla. Percorse da un pullman. Sono dipinte quanto basta. Quanto serve al viaggio. Prima, durante e dopo. Come Nowhere Man dei Beatles: “Knows not where he’s going to, Isn’t he a bit like you and me?” che non si sa dove sta andando, un po’ come me e te. Come noi. .. Continua a leggere

Francesco Tadini: un passo della presentazione di Umberto Eco alla mostra di Palazzo Reale a Milano di Emilio Tadini


Francesco Tadini: continua l’organizzazione di un archivio digitale delle opere del padre, Emilio Tadini (pittore e scrittore, scomparso nel 2002). Consigliamo la lettura e la visione dei materiali d’archivio al sito http://francescotadini.net/. Qui un breve passo della presentazione di Umberto Eco alla mostra antologica di Palazzo Reale a Milano dal titolo: “Emilio Tadini, Opere 1959/2001”:

Tadini è un pittore figurativo. E che è, se non figurativo, un pittore che non solo rappresenta esseri umani, case, paesaggi sia pure urbani, ma anche dà titoli “narrativi” alle sue opere, come l’atelier, soldati, lotta con l’angelo, cacciata dal paradiso, il tram dei folli, la piazza, Closerie des Lilas, music hall, e racconta aspetti della vita di Voltaire?
Tadini è pittore narrativo, e per forza, visto che è pittore e romanziere nello stesso tempo. Gli amici sempre giocano a discutere se sia un grande scrittore che dipinge nei momenti liberi o un grande pittore che scrive durante i week end – salvo poi ammettere che è tutte e due, non solo nel senso che è bravo in entrambi i casi, ma anche che fa tutte e due le cose come se vivesse sempre uno spazio di divertimento e bella vacanza dell’immaginazione.
Dico queste cose perché, ai tempi del Gruppo 63, di cui Tadini fu comprimario, eravamo un poco fondamentalisti, ed essere figurativi e narrativi, in pittura come in letteratura, ci pareva una pericolosa concessione all’arte “consolatoria” – e ci era voluto un momento per accettare persino la Pop Art, visto che la purezza della pittura ci pareva piuttosto testimoniata dai macadam di Dubuffet o dal dripping di Pollock. Eppure Tadini era sentito come uno dei nostri.
Forse questo accadeva perché, per figurativo e narrativo che fosse, ci piaceva Brecht, anche se i suoi personaggi dicevano cose comprensibili e non pronunciavano fonemi disarticolati come i conferenzieri di Ionesco, o amabili nonsense. E mi conforta trovare nel saggio che Arturo Carlo Quintavalle aveva scritto per il Tadini (Milano, Fabbri, 1995) un esplicito richiamo alla tecnica brechtiana dello straniamento, che implicava anche un modo di raccontare come se si riferisse una scena avvenuta “all’angolo della strada”, in tono distaccato, filtrato.
Amavamo Tadini perché, tra tutti gli sperimentalismi a cui la neoavanguardia si concedeva, talora al di là del sopportabile, amavamo il collage di citazioni, l’arte fatta di brandelli di arte precedente. E certamente citazionista è la pittura di Tadini, che non solo dipinge altra pittura ma dipinge pure la letteratura (ecco la duplice natura del Nostro), in un gioco continuo di puns verbo-visivi che impegnano chi guarda in una sorta di ricognizione joyciana dell’immenso territorio del già detto e del già visto.” Umberto Eco

Un grazie e BUONE FESTE 2011/2012 con l’auspicio che possiate seguire il sito dell’archivio Tadini e darci suggerimenti e consigli. (per informazioni vedi anche: http://www.spaziotadini.it/ e http://spaziotadini.wordpress.com/ )
Francesco Tadini

Francesco Tadini


Francesco Tadini è felice di invitarvi ancora una volta a leggere “Eccetera”, romanzo di E.Tadini – qui un brano della recensione di Paolo Di Stefano


E. Tadini, Eccetera

Francesco Tadininon si esime dall’invitare ancora alla lettura di ): “Eccetera“, romanzo di Emilio Tadini (il padre, pittore e scrittore) uscito postumo per l’editore Einaudi nella collana dei Supercoralli. Paolo Di Stefano, tra gli altri, ha scritto, sul Corriere: “(…) quel che conta davvero è l’ energia del racconto, la musica profonda della narrazione (una musica il cui ritmo viene scandito da una punteggiatura e da un uso degli a capo che trasgrediscono le regole canoniche della sintassi). Una narrazione trascinante come un fiume lento e inesorabile che travolge nelle proprie acque tutto ciò che incontra, e che potrebbe non fermarsi mai. Eccetera eccetera. Un invito al lettore, ma anche la lucida consapevolezza di un’ opera che continuerà a narrare. Emilio Tadini nasce a Milano nel 1927. 1961: tiene la sua prima personale di pittura alla galleria del Cavallino di Venezia. L’ attività artistica gli frutterà fama internazionale. 1963 Esce il suo primo romanzo, L’ armi, l’ amore (Rizzoli), seguiranno, fra gli altri: L’ opera (Einaudi, 1980), La lunga notte (Rizzoli, 1983), La tempesta (Einaudi, 1993). 2002 Muore il 24 settembre. Da oggi al 20 novembre l’ università di Parma lo ricorda con una rassegna: 11 dipinti e 89 disegni donati dallo stesso Tadini…” (qui il link se volete leggere l’articolo sul sito del Corriere).

E qui un brano di Tadini da pagina 276 di Eccetera:
“Almeno una volta lo devi vedere, il Light Night alle cinque di mattina. L’ideale è verso metà giugno. Io, da lontano, attraverso il parabrezza tutto sporco di quell’auto piena di malati di corpo e di mente, li ho visti anche quella volta, i riflettori, ancora prima di vedere il Light, la discoteca, che devi assolutamente vederla, e poi mi dirai se non è d’argento puro, ma ne parliamo dopo, dunque stavano su, bei dritti, i riflettori – voglio dire i fasci di luce che venivano fuori dai riflettori – stavano lì, di fronte alla luce del sole, cioè, di fronte a quel quasi niente che si vedeva, della luce del sole, a quel che si incominciava appena a vedere…”

Per leggere l’intera pagina di Tadini cliccate sul link: http://francescotadini.net/2011/08/23/francesco-tadini-grande-spirito-che-abiti-nel-light-dallultimo-romanzo-del-padre-eccetera/

Francesco Tadini

Francesco Tadini ricorda che è in corso l’archiviazione delle opere di Tadini e che potete contattarci tramite il sito e archivio (o a Spazio Tadinihttp://francescotadini.net/.Grazie per l’interesse. E, a tutti, BUONE FESTE!

Francesco Tadini, del comico e del tragico: E. Tadini in occasione di una mostra nel 1986 alla Rotonda della Besana di Milano curata da Flavio Caroli e Renato Barilli


dall'archivio Spazio Tadini, Emilio Tadini al lavoro nel suo studio a Milano

Francesco Tadini, anche oggi e come spesso fa, vi invita a visitare il sito dell’Archivio Tadini: http://francescotadini.net/ e mette a disposizione alcune note. Le parole che seguono furono scritte da E. Tadini in occasione di una mostra nel 1986 alla Rotonda della Besana di Milano curata da Flavio Caroli e Renato Barilli:

COMICO /TRAGICO
Emilio Tadini

“Tragico e comico non si contrappongono: E’ come se fossero due funzioni dello stesso organo. O due facce della stessa testa. (…)

Il comico mette a confronto persone, atti, valori, con “qualcosa”. Con cosa? Diciamo che è come se il comico esponesse tutto quanto alla luce accecante del niente. (Questo vorrebbe anche dire che il comico – per come è fatto – può resistere a quella luce, a quelle temperature). (…)

Il comico fa si che il linguaggio non riposi – per stanco morto che il linguaggio sia. Lo fa correre all’infinito, gli fa prendere certe cappellate… Così nel comico l’errore – il primo, quello che sta a fondamento e modello di tutti gli errori possibili: l’errore del linguaggio – è posto in alto. Proprio come nel carnevale, quando un povero disgraziato diventava re per qualche giorno. (…)

dall'archivio Spazio Tadini

Forse si potrebbe dire che ciò che nel tragico è disperazione diventa nel comico qualcosa che potremmo chiamare con il nome di “disperanza”. La parola disperazione nomina un agire. La parola disperanza potrebbe nominare uno stato. Uno si abbandona alla disperazione. Uno sta nella disperanza. (Anche se bisogna ammettere che l’equilibrio, lì, da quelle parti, ha proprio l’aria di essere instabile – e non soltanto a causa del gran ridere) (…)
*

grazie a tutti da Francesco Tadini per l’attenzione alla crescita dell’Archivio e AUGURI di Buone Feste!

Francesco Tadini

Francesco Tadini concorda e rilancia una iniziativa svolta dagli Ordini dei giornalisti della Lombardia e dell’Emilia Romagna a Palazzo Marino di Milano


francesco tadini

Francesco Tadini ringrazia i molti lettori del blog (e, in particolare, per i numerosi messaggi di sostegno ricevuti). Sabato 10 Settembre 2011,  a Palazzo Marino di Milano gli Ordini dei giornalisti della Lombardia e dell’Emilia Romagna hanno presentano la Carta del carcere e della pena, per una deontologia atta a regolare chi scrive – giornalisti e altri (anche nel web) – di condannati, detenuti, delle loro famiglie e del mondo carcerario. Francesco Tadini è favorevole e – chiaramente – sensibile a questa iniziativa, avendo subito (e continuando in parte a subire)  gli effetti devastanti di questa – evidente – mancata autoregolamentazione.
Tadini può leggere, nel documento che è stato discusso:  “(…) Tutte le norme elencate riguardano anche il giornalismo on-line, multimediale e altre forme di comunicazione giornalistica che utilizzano innovativi strumenti tecnologici per i quali dovrà essere tenuta in considerazione la loro prolungata disponibilità nel tempo”.
L’obiettivo  è: “(…) Riconoscere il diritto dell’individuo privato della libertà a non restare indeterminatamente esposto ai danni ulteriori che la reiterata pubblicazione di una notizia può arrecare all’onore e alla reputazione: il diritto all’oblio rientra tra i diritti inviolabili di cui parla l’art. 2 della Costituzione e può essere ricondotto anche all’art. 27, comma 3, Cost., secondo cui “Le pene (…) devono tendere alla rieducazione del condannato.!”
Tadini sta subendo conseguenze, tra l’altro, di reiterate informazioni date con una certa spregiudizatezza: uno degli esempi (presente ancora on line) è  – e mi dispiace particolarmente, avendo io stima non retorica in quello che fa quotidianamente – quello originato nel sito/blog di Massimiliano Frassi (Frassi, autore di bellissimi libri, come “I bambini delle fogne di Bucarest” che, se avessi io letto prima, probabilmente, mi avrebbero reso più consapevole e meno “leggero” nell’interessarmi ai siti pornografici, cliccando sconsideratamente su qualunque link proponessero per finire su siti pedoporno che infettano il web in quantità impressionante e, per giunta, evidentemente, tollerata da grandi “distributori” che possono far “transitare” quei files – gratuiti e disponibili a chiunque – impuniti e senza alcuna censura. Ma, ahimé, è troppo tardi: non posso fare altro che progettare un futuro nel quale la consapevolezza delle mie azioni passate risulti evidente e tangibile). Massimiliano Frassi, nel blogha scritto riferendosi a Tadini: “30 aprile 2010 | Autore: maxfrassi (…) Ora c’è da auspicare solo che si butta via al chiave per sempre. O che lo si lasci insieme a carcerati comuni! Spiacente, ma oggi mi va così e sono sempre più per la tolleranza zero….”.

Io non le trovo parole giuste, ne’ penso sia un “auspicio” corretto, morale, adatto a chi lotta per l’affermazione di uno stato di diritto: le trovo pesantemente allusive a linciaggi carcerari e affini…

Tadini si interroga se Massimiliano Frassi abbia idea delle conseguenze (di eco e ridondanza, soprattutto nel web) di tali pensieri e domanda – l’ho già fatto, ma ripetere non è inutile, forse – se possa cortesemente levare il tag o categoria fissa dal sito  con il nome “Francesco Tadini“. “…il diritto all’oblio rientra tra i diritti inviolabili di cui parla l’art. 2 della Costituzione e può essere ricondotto anche all’art. 27, comma 3, Cost., secondo cui “Le pene (…) devono tendere alla rieducazione del condannato.!” … eccetera.

Come dire: Massimiliano Frassi, la prego in ginocchio… Consideri questa possibilità. La prego.

Nel frattempo Tadini auspica – non solo in riferimento al proprio caso, ma per qualunque persona si trovi in una condizione analoga – che il dibattito a Palazzo Marino porti frutti.

Francesco Tadini, curatore dell’archivio Tadini, vi invita a leggere un testo del 1966: Emilio Tadini, L’autenticità di Schifano, in “Successo”


Mario Schifano, Compagni compagni, 1968, smalto e spray su tela e perspex, 200 x 300 cm, alla Fondazione Marconi di Milano

Francesco Tadini ripropone, in questo blog e, soprattutto nel sito/archivio (l’archivio Tadini, a Milano, è presso l’associazione culturale Spazio Tadini: www.spaziotadini.it) citato a fine post, brani “storici” di critica d’arte scritti dal padre Emilio Tadini.

 

Emilio Tadini, L’autenticità di Schifano, in “Successo”, febbraio 1966, a. VIII, n. 2, pag. 105

Anche nel campo della pittura, le idee, e le immagini, circolano oggi molto rapidamente. È un giro che qualche volta diventa addirittura vertiginoso. Gli effetti di una “esplosione” che può avere luogo, ad esempio, a Nuova York o a Londra, vengono registrati immediatamente a Parigi, o a Roma, o a Milano. Ci sono le mostre, le fotografie, i servizi sulle riviste specializzate e poi persino sui rotocalchi. E questo tumultuoso fluire dell’informazione porta indubbiamente a tutta una serie di conseguenze, contribuisce alla formazione, dovunque, di una situazione particolare. Non mi sembra proprio che sia il caso di deprecare questo stato di cose, di dire che in sostanza tutto ciò causa soltanto una più rigogliosa produzione aridamente manieristica. Prima di tutto il fenomeno, come qualità, non è affatto nuovo. Basta sfogliare qualsiasi storia dell’arte per rendersi conto dell’importanza che in ogni tempo ha avuto la rapida circolazione delle idee, della vivacissima disponibilità ad ogni autentica invenzione sempre dimostrata dagli artisti. Tutta l’arte europea si è fatta e sviluppata in un contesto di scambi, di acquisizioni, di relazioni ininterrotte. Gli scambi tra i diversi ambienti in realtà esistono. I loro frutti sono visibili nelle opere di ogni giovane artista di un certo valore. Naturalmente anche nelle opere dei giovani artisti italiani. Ed è giusto che sia così. A questo punto, però, si fa molte volte un errore critico piuttosto grave. Ci si limita cioè a rintracciare furbescamente le “fonti” e le si dichiara quasi con l’aria di accusare l’artista di essere solo un imitatore: quando non si parla addirittura e sbrigativamente di manierismo, di frettolosi tentativi di adeguarsi a una moda. Certo, ci sono pittori e scultori giovani che commettono queste colpe: ma sono gli stessi che in un’altra situazione avrebbero ripetuto manieristicamente un vecchio canone provinciale. Per i migliori bisogna per forza fare un discorso diverso. Bisogna riconoscere loro il pieno diritto di assimilare le esperienze nuove, prima di tutto. E poi bisogna essere capaci di mettere in luce i casi in cui un artista sa assumere una serie di valori espressivi attuali e sa organizzarli in una struttura personale – e magari sa addirittura elaborare una serie di valori nuovi, tali magari da potere di pieno diritto essere reinseriti in quella vasta circolazione di idee e di forma di cui abbiamo parlato all’inizio, per agire a loro volta in un contesto più ampio. Mi sembra che sia nella pittura di Mario Schifano (che ha recentemente esposto alla “Odyssia” di Roma e al nuovo “Studio Marconi” di Milano – ndr: oggi Fondazione Marconi: http://www.fondazionemarconi.org/) si realizzi proprio una situazione di questo genere. Una certa esperienza americana – vissuta d’altra parte anche direttamente da questo pittore – è stata certo molto importante per la formazione del primo periodo della sua pittura. Ma nei quadri più recenti, e in questi esposti a Roma e a Milano, Schifano ha dimostrato di possedere un linguaggio del tutto personale, e di sapere organizzare strutture narrative e liriche direttamente riferite ad una situazione ben precisa. L’immediato clamore visivo di certa arte “pop” non ha più nessuna conseguenza manieristica, in questi quadri. Qui c’è la ricerca di una oggettività limpida, che sia convincente e inquietante esattamente nello stesso momento. Certi elementi fanno pensare addirittura a un ricupero attivo e vitalissimo di quella simultaneità e di quel dinamismo che furono portati nella pittura contemporanea dal futurismo italiano. E l’autenticità della pittura di Schifano la possiamo verificare poi nella immediatezza e nella vivacità con cui ci si rivela in queste tele il tono particolarissimo della sua “natura” di pittore: sostanzialmente in quella alternativa di fervorosa invenzione ottica e di liberi abbandoni lirici, di ironia a di emozione, di secchezza e di fervorosa partecipazione all’effusione intima dell’immagine. La coscienza di una nuova ottica, assolutamente attuale, non rischia insomma di irrigidirsi qui in una proposta sommaria, ma si concretizza di continuo in una nuova disponibilità del sentimento, nella vivacità di nuove reazioni intellettuali. Ed è proprio su queste basi che Schifano può moltiplicare le sue invenzioni. – Emilio Tadini

Emilio Tadini dipinge nel suo studio di Milano. Lo studio che, oggi, è aperto con le mostre di Spazio Tadini

In questo Blog di Francesco Tadini (www.francescotadini.net) – che cura l’intero Archivio Eredi Tadini – verranno create delle pagine Opere (pittoriche) e Testi contenenti anche inediti di Emilio Tadini.

Francesco Tadini ringrazia i lettori e augura sin d’ora Buone Feste a tutti!

Francesco Tadini

Francesco Tadini: “Che cosa si potrebbe dire sulla distanza?…”, invito alla lettura del libro di Tadini LA DISTANZA


Francesco Tadini, per invogliarvi alla lettura integrale del volume “La distanza”, di Emilio Tadini, edito da Einaudi nel 1998 vi offre la pagina d’apertura:

*
1.
La domanda alla quale questo testo vorrebbe cercare di dare qualche risposta non è: “Che cos’è la distanza?”. E’ invece: “Che cosa si potrebbe dire sulla distanza?”

La “cosa” che pensa davanti alla “cosa” data all’estensione, allo spazio…

Si potrebbe incominciare con il dire: ogni distanza è rappresentabile da un segmento di linea, misurabile in quanto limitato da due punti. Si potrebbe anche dire: la distanza è ciò che è definito nello spazio da una serie di gradi misurabili di lontananza o di prossimità fra due punti, o cose, o persone. Ma sentiamo che non basta.

Noi sappiamo che si danno misure immense, sappiamo che si danno distanze minime. Ultra-distanze, le une e le altre, per quanto riguarda i nostri sensi, ultra-distanze per le quali non possiamo fare altro che usare quelli che potremmo chiamare i nostri iper-sensi tecnici – dal microscopio al telescopio, per esempio. Ultra-distanze che possiamo soltanto dedurre, o supporre, calcolando. Ma neanche questo basta…

E. Tadini
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Francesco Tadini inoltre, veramente colpito dalla alimentata schiera di lettori del sito e archivio Tadini (link: http://francescotadini.net/ ) invita volentieri a darvi una scorsa: sono in aumento e progressivo rinnovamento le pagine e sottopagine delle opere visive e dei brani letterari e poetici.

Grazie e rinnovata stima da Francesco Tadini.

Francesco Tadini non sa risolvere questo problema. Potete aiutare Tadini nella piccola impresa?


Francesco Tadini rosicchia le immagini d’arte e, purtroppo, quello che rimane è qualche modesto frammento. Tadini, dopo aver mangiucchiato, scaraventa gli avanzi su questo blog pensando che qualcuno lo aiuti a riconoscere le immagini intere. C’è anche un legame tra questi frammenti?

 

Tadini non ne ha la più pallida idea. Una voce amica sussurra che potrebbero essere stati nello stesso luogo, in un dato momento, questi personaggi, questi artisti. In un primo momento? All’ultimo momento? Sono ancora là? Là dove? Perché?

Che si apra l’inchiesta su questo minuscolo mistero!  … ah: meno male che uno dei due non ha superato il concorso per entrare in una certa scuola, altrimenti nessuno ne parlerebbe. Te Faruru, ripeteva…

Per ulteriori olds, news e informazioni siete chiamati gentilmente da Francesco Tadini a un robusto clic ai link che seguono:

http://www.spaziotadini.it/

http://francescotadini.net/

http://francescotadini.splinder.com/

http://twitter.com/#!/francescotadini

Francesco Tadini ringrazia chi può – e ha il tempo di interessarsi a queste sciocchezzuole e augura una buona settimana a tutti.

 

Francesco Tadini e l’enigma risolto su Henri de Toulouse Lautrec! Si consiglia, a chi può, di precipitarsi a vedere la grande mostra: Degas, Lautrec, Zando’. Les folies de Montmartre alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia


Henri de Toulouse Lautrec! Lautrec e  il suo famoso manifesto del 1891 che pubblicizza niente di meno del Moulin Rouge e della sua vedette, la ballerina  “La Goulue” (Louise Weber)! Che prontezza di riflessi gli abili risolutori del precedente enigma: Matteo e Anna Maria! (potete leggere le loro risposte come commenti a > questo post).

Non riesco a trattenermi, restando in tema, dal consigliare – chi può – di correre alla grande mostra alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia: Degas, Lautrec, Zandò. Les folies de Montmartre, che resterà aperta fino al 18 dicembre 2011. Sito: www.scuderiepavia.com. La mostra presenta cento opere – di Edgar Degas, Henri de Toulouse-Lautrec e Federico Zandomeneghi, sul mito di Montmartre – provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e straniere e sta ottenendo un successo clamoroso.

Mentre qualcuno gli vorrà caritatevolmente raccontare la mostra, Francesco Tadini torna a escogitare qualche nuovo microenigma d’arte … e la prossima volta sarà molto, molto difficile….

Per informazioni di carattere assolutamente inessenziale e, d’altra parte, fondamentale, siete “chiamati con preghiera” da Tadini ai link seguenti:

http://www.spaziotadini.it/

http://francescotadini.net/

http://francescotadini.splinder.com/

http://twitter.com/#!/francescotadini

Francesco Tadini propone un giro di danza con pixel riuniti per l’occasione. Programma guluso!


Francesco Tadini continua a trovare frammenti di immagini che hanno voglia di stare insieme. Come se rivelassero qualcosa, o l’identità di qualcuno. E, ciò che è peggio, insiste – il Tadini – a postare le stesse su questo inglorioso blog Friplot.

Qui si vorrebbe lasciare intendere che le rappresentazioni annesse abbiano un legame. Quale? Qui si parlerebbe di due persone. Quali?

Niente o nessuno potrà perdonare a Francesco Tadini la noia indotta dall’applicazione a questi giochi. Comprendete il Tadini, senza giustificarlo!

Alcune parole in più, per confondere:

Nacque primogenito. Discendevano. La famiglia apparteneva alla tipica qualcosa. Possedevano ben più di qualcosa. Deve il nome a un pretendente … Gli morì un fratello. Ebbe un amico che lo comprese al punto da fondare, poi,  un museo in sua memoria.  … Si consiglia, per evitare qualcosa, di non incerare troppo i pavimenti  in legno.

Per ulteriori informazioni di carattere inessenziale e, tuttavia, fondamentale, siete cortesemente chiamati da Tadini al clic sui link seguenti – dalla coscienza di chi ne serba un po’ (per ogni evenienza della vita futura):

http://www.spaziotadini.it/

http://francescotadini.net/

http://francescotadini.splinder.com/

http://twitter.com/#!/francescotadini

Francesco Tadini ringrazia e saluta appassionatamente coloro i quali riescono – nonostante tutto – a mostrare un interesse disinteressato a queste frivolezze e augura un buon fine settimana a tutti (comincia con sabato 5 novembre 2011)

Francesco Tadini e l’inchiesta sulla sabbia: gli enigmi continuano


Francesco Tadini prende a caso delle immagini e le getta in questo povero blog per capire chi capisce. Tadini non comprende la casualità di questa sua scelta.

Ancora una volta, Francesco Tadini dovrà farsi aiutare da chi intende l’intendibile (senza vivere in una tenda). Aiutate Tadini e il ciel v’aiuterà. Oppure cancellerà l’inteso con una ventata.

Infine: cosa lega – sempre che sia un legame duraturo – queste immagini?

Per finire, oltre a ringraziarvi per l’attenzione, Francesco Tadini vi suggerisce (bisbigliando) di non frenare la Vostra mano certamente incline a “scattare” il clic sui seguenti imperdibili link (farete cosa buona e giusta!):

http://www.spaziotadini.it/

http://francescotadini.net/

http://francescotadini.splinder.com/

http://twitter.com/#!/francescotadini

Francesco Tadini

Video-inchiesta di Radio Radicale all’interno delle carceri e “Ristretti Orizzonti”


Chi ha provato l’esperienza del carcere, come il sottoscritto Francesco Tadini, conosce una realtà in crisi di un Paese in crisi. Una crisi al quadrato.  RISTRETTI ORIZZONTI è una rivista/giornale/sito  splendida – diretta da Ornella Favero – che si presenta cosi:

Perché “Ristretti”? A chi sta in carcere il termine è tristemente noto. Per chi sta fuori serve invece una spiegazione: “ristretto”, nel linguaggio burocratico carcerario, significa “detenuto”. Abbiamo scelto di chiamare così il giornale perché è certo che “dentro” si sta davvero stretti, ma in queste “ristrettezze” fisiche e spirituali vogliamo cercare di parlare mantenendo più viva che mai l’ironia. 

Oltre a consigliarne la lettura assidua, mi permetto di citare un brano dell’articolo che riguarda la video-inchiesta di Radio Radicale all’interno delle carceri, per suggerirvi di completarlo al link che segue.

“…durante i mesi di agosto, settembre e ottobre Radio Radicale è entrata in otto diversi istituti di pena per raccogliere testimonianze e dare voce a detenuti, direttori, agenti, educatori, psicologi, cappellani e altri operatori: tutti membri di una comunità penitenziaria sofferente e tutti prigionieri di un sistema ormai al collasso.
Nasce così “Giustamente”. Non una semplice video-inchiesta, ma un viaggio esclusivo all’interno di alcune tra le realtà più problematiche del pianeta carcere; in angoli remoti, in cui nessuna telecamera era mai entrata prima, dove vivono stipate migliaia di persone, confinate oltre i limiti della legalità costituzionale, tra miseria e solitudine, ai margini di una società per lo più ignara del dramma che ogni giorno si consuma nelle nostre galere….”

Continua la lettura al sito di Ristretti Orizzonti >link: http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/giustizia-giustamente-la-video-inchiesta-di-radio-radicale-allinterno-delle-carceri

grazie

Francesco Tadini

2 settembre 2011: Tadini propone una nuova piccola inchiesta – enigma


Francesco Tadini sbanda: l’ultimo enigma è stato risolto brillantemente e in velocità. Antonio Ligabue e Salgari! Cosa li univa? Che non si sono mai mossi da casa. Il primo dipingeva giungle e belve feroci, il secondo si inventò pirati, guerre, avventure… senza mai viaggiare nei luoghi del racconto!

Tadini, in tempi più favorevoli, qualche viaggio l’ha fatto: è la ragione che lo spinge a proporre – anche oggi, 2 settembre 2011 – queste immagini, chiedendovi chi o cosa siano e cosa le unisca.

Pensateci in luogo asciutto. Non per altro: l’umidità provoca reumatismi – non solo a Tadini – e finire a letto con reuma è un flagello (o un rimedio?) di portata biblica.

Francesco Tadini invita le vostre dita a un movimento chiamato clic verso questo elegantissimo link:   http://francescotadini.net/2011/08/30/francesco-tadini-gianni-dova-il-1945-guernica-e-la-terza-via-tra-espressionismo-astratto-e-realismo-socialista/  dove troverete una interessante analisi del padre, Emilio Tadini, a proposito di un grande della pittura italiana contemporanea: Gianni Dova. Il testo di Tadini  vi spingerà a comprendere, poi, perché nell’immediato dopoguerra italiano gli artisti erano in bilico tra due “poli”, illuminati da un faro luminosissimo: Guernica di Picasso.

Francesco Tadini, grande ammiraglio della equipe della filibusta, lancia un nuovo, enigmatico, sasso nello stagno


Francesco Tadini sbiadisce dalla bravura dimostrata dal trio di lestofanti enigmisti che sono riusciti a capire che – lo stesso Tadini – in una delle sue vecchissime vacanze, stanco da una salita scalare montmartriana, fu ripagato dalla bellezza della piazzetta Goudot e, soprattutto, dalla vetrina ricordo di quel Bateau-Lavoir dove convissero Picasso, Apollinaire, Georges Braque, Max Jacob e tanti altri “straccioni”… Picasso vi dipinse il quadro preferito da TadiniLes Demoiselles d’Avignon! (Mammamia: 5 prostitute in un bordello! Francesco Tadini è incorreggibile!).

Ma veniamo al nuovo. Veniamo al mare (magari!). M’immagino la scena seguente. Anzi, per meglio dire: Tadini ha modificato la scena seguente quel tanto che basta a non farvela googhelare in un battito. Perché? Giacché è la chiave di volta che unisce chi dipinse e chi scrisse… Avevano tanto, in comune. Cosa?

Eccola.

Tadini, come grande ammiraglio della equipe della filibusta, che doveva essere numerosa assai per poter tener testa alle grandi navi spagnole, si era fermato alla Thortue, per preparare ogni cosa e tutelare il buon esito della grande e valorosa impresa.

Essendo insufficienti però in quell’epoca i viveri alla Thortue – e voi immaginate quanto può mangiare il solo Francesco Tadini –  subito dopo la partenza della corvetta, egli mandò quattro a farne scorta nei porti spagnoli più vicini, dandone il comando a Brodhely, che godeva fama d’uomo assai ardito.

La Basquez , spinta da ottimo vento, mise la prora verso sud-ovest, frettolosa di distinguere le coste dell’istmo di Panama…

Francesco Tadini è spiacente di troncare un discorso così pastoso, ma, spinto da fame, va a cucinarsi una frittata e vi lascia con i gusci in mano. Au revoir!

Francesco Tadini apprende con favore l’iniziativa degli Ordini dei giornalisti della Lombardia e dell’Emilia Romagna per un protocollo e un codice etico/deontologico per giornalisti e operatori dell’informazione che trattano notizie su cittadini privati della libertà


Francesco Tadini ha letto che sabato 10 Settembre 2011, alle ore 11, nella Sala Commissioni di Palazzo Marino, a Milano gli Ordini dei giornalisti della Lombardia e dell’Emilia Romagna presentano la Carta del carcere e della pena, per una deontologia utile a chi scrive di condannati, detenuti, delle loro famiglie e del mondo carcerario. Inutile dire che Tadini è estremamente favorevole a questa iniziativa, avendo subito un trattamento tremendo di alcuni giornalisti e/o commentatori che non si sono presi la briga di correggere notizie sbagliate, ne’ di fare una telefonata per ascoltare la voce di Francesco Tadini e quello che avrebbe potuto dire (o dei suoi familiari)…

Tadini legge, nel documento che verrà discusso a Palazzo Marino: “(…) Riconoscere il diritto dell’individuo privato della libertà a non restare indeterminatamente esposto ai danni ulteriori che la reiterata pubblicazione di una notizia può arrecare all’onore e alla reputazione: il diritto all’oblio rientra tra i diritti inviolabili di cui parla l’art. 2 della Costituzione e può essere ricondotto anche all’art. 27, comma 3, Cost., secondo cui “Le pene (…) devono tendere alla rieducazione del condannato.!”

E ancora: “(…) Tutte le norme elencate riguardano anche il giornalismo on-line, multimediale e altre forme di comunicazione giornalistica che utilizzano innovativi strumenti tecnologici per i quali dovrà essere tenuta in considerazione la loro prolungata disponibilità nel tempo”.

Francesco Tadini, sta subendo un massacro on-line da parte di alcune testate giornalistiche che hanno inserito notizie – oltretutto imprecise, quando non totalmente infondate – che restano in perennità “attaccate” al suo nome, grazie all’utilizzo dei TAG di Internet. In questo stesso blog  – Friplot – potete trovare numerosi esempi.

Elena Redaelli…Per non dire poi, di alcuni “commentatori”… come Elena Readelli, che hanno trovato opportuno inserire in rete – attraverso Youtube – un servizio nato per un telegiornale, con un titolo (in super, come si dice in TV) delirante come “TORTURAVA BAMBINI, ARRESTATO TADINI”, assicurandomi una serie di ulteriori commenti e considerazioni a catena (soprattutto sui blog di carattere giornalistico) che, evidentemente, hanno tratto ispirazione dalla news talmente terribile realizzata da Elena Redaelli che, tra l’altro, ha inquadrato con la telecamera il portone e persino il citofono con i nomi e cognomi di chi abita nel palazzo. Avrebbe tratto soddisfazione, forse, la telegiornalista Elena Readelli, da un linciaggio? Avrebbe filmato anche quello con la nota urgenza da scoop, magari dedicandolo ai bambini torturati da Tadini?

E’ anche il caso – e me ne dispiace molto, avendo io reale stima in quello che fa – di Massimiliano Frassi (autore di libri encomiabili, come “I bambini delle fogne di Bucarest”), che nel blog dell’Associazione Prometeo ha scritto: “30 aprile 2010 | Autore: maxfrassi (…) Ora c’è da auspicare solo che si butta via al chiave per sempre. O che lo si lasci insieme a carcerati comuni!
Spiacente, ma oggi mi va così e sono sempre più per la tolleranza zero….”.

Tadini si chiede se Massimiliano Frassi abbia un idea delle conseguenze di tali parole. Tadini, inoltre, si domanda – l’ho già fatto, ma ripetere giova – se Frassi non possa cortesemente togliere il tag/categoria fissa – dal sito dell’Associazione Prometeo –  con il nome “Francesco Tadini“. La speranza è l’ultima a morire.

Nel frattempo Tadini auspica – non solo per se stesso, ma per chiunque si trovi in una condizione anche solo simile – che il dibattito a Palazzo Marino porti qualche frutto.

Francesco Tadini e l’enigma della piazzetta di Parigi: un dettaglio dal settimo anno di un altro secolo


Francesco Tadini nota che l’enigma del precedente articolo non è ancora stato risolto, nonostante qualcuno si sia avvicinato al verso sovraimpresso – dallo stesso Tadini, intendiamoci – sul legno di una tal vetrina. Per aiutarvi, faccio notare che il poeta, dietro quella vetrina (quando non c’era una vetrina) stava in buona compagnia. Qualcuno vi scrisse, qualcuno vi dipinse. Forse, Tadini crede e spera, questo dettaglio vi servirà a tornare all’inizio di un secolo e ad immedesimarvi con coloro che disprezzarono la fattura dell’opera… magari ridendosela seduti nella piazzetta…

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Francesco Tadini, ancor v’invita alla lettura di un testo del Tadini Emilio che, da fuoriclasse, parla di Gianni Dova e delle scelte fondamentali che avevano a disposizione molti artisti nell’immediato dopoguerra …in bilico tra realismo socialista ed espressionismo astratto, con la luce del “faro” Guernica, eccetera… Ecco il link che vi ci porta: http://francescotadini.net/2011/08/30/francesco-tadini-gianni-dova-il-1945-guernica-e-la-terza-via-tra-espressionismo-astratto-e-realismo-socialista/

Tadini

Francesco Tadini e gli enigmi d’agosto: in cima alle scale ti sei arrestato, dove uno sguardo va ben gettato


Francesco Tadini, stupefatto, per il precedente enigma deve proclamare vincitori ancora una volta Matteo e Joyce! (Gianfranco si avvicinò, ma, alla fine… non ci beccò!). La cornice era un dettaglio di Broadway Boogie Woogie, di Mondrian, e Pinetop Perkins inventò il Boogie Woogie!

Ora, sempre a memoria dei viaggi che furono, Tadini si trova piuttosto sfinito per il percorso – fatto di corsa! – in amena piazza. Non grande. Meno male che c’è una panchina sotto degli alberi che permette di riposare e guardare dall’alto…

Francesco Tadini, oltre a domandarvi dove siamo e chi sono questi signori, invita a visitare (se la mano vi concede un piccolo click) il sito dell’archivio Tadini e godervi un bel pezzo scritto dal padre per una mostra di Gianfranco Pardi il quale, quest’anno, ha partecipato alla 54esima  Biennale di Venezia: http://francescotadini.net/2011/08/10/francesco-tadini-in-omaggio-a-gianfranco-pardi-che-partecipa-alla-54-biennale-di-venezia/

Ecco l’inizio, a spingervi a vincere la pigrizia agostana, del testo di Emilio Tadini: “Che cosa vuoi dire Holderlin, nei versi citati da Pardi, quando scrive: “poeticamente, abita/l’uomo”? Che l’uomo può abitare poeticamente? E che allora si darebbe la possibilità, per l’uomo, di abitare non poeticamente?…”

Continua Tadini:

“Non credo che il verso di Holderlin abbia questo senso. Credo piuttosto che Holderlin voglia porre, nel suo verso, il nesso indissolubile che lega l’abitare al poetico….”

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Francesco Tadini ringrazia davvero tutti i frequentatori del sito e coloro i quali, con parole colme d’affetto, mi stanno aiutando a superare un “momento” indubbiamente non facile della vita.

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Francesco Tadini: chiusi in una cornice, enigmi d’agosto (dai viaggi e dalle passioni di Tadini)


Francesco Tadini vi chiede cosa leghi le due immagini che vedete… Tadini e un altro signore sono in una cornice: come mai? Chi la fece amava il movimento. Il “signore” gli diede forma e nome.

Cercate di risolvere il mistero, perché Tadini non vorrebbe passare troppo tempo chiuso in una cornice.

 

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Mentre risolvete, vi turberebbe l’animo leggere questa poesiola breve di Francesco Tadini dedicata a un grandissimo poeta? http://francescotadini.net/2011/08/11/francesco-tadini-lettera-a-blaise-cendrars/

 

Francesco Tadini: l’artista e il campanile, svelato il mistero


Francesco Tadini deve consegnare il trofeo di “Grandi Enigmisti” ancora a Matteo e Joyce! Il quadro è “I tetti di Collioure”, di Matisse, 1905! Il poeta spagnolo è Machado e lo scrittore inglese/irlandese è Patrick O’Brian, entrambi sepolti a Collioure.

Tadini, sorpreso dalla rapidità della soluzione trovata dalla coppia vincente, sta preparando qualcosa di veramente complesso: preparatevi.

Nel frattempo Francesco Tadini vi invita alla lettura, ben più corposa, di questa poesia di suo padre (Emilio Tadini), tratta dalla raccolta “L’insieme delle cose”: http://francescotadini.net/2011/08/25/francesco-tadini-e-l%E2%80%99amore-comunque-%E2%80%93-anche-la-sola-parola-%E2%80%93-a-tenere-separato-dal-niente-l%E2%80%99umano/ , che pubblicò Garzanti.

Tadini

Francesco Tadini

Francesco Tadini: seconda notizia della mini inchiesta sull’enigma dell’artista e del campanile (dalle vacanze di un secolo fa di Tadini)


Francesco Tadini aggiunge qualche notizia al precedente post, per consentirvi di uscire dalle secche. (Se siete a Milano vi capisco: il cervello va in semi arresto per il caldo, in questi giorni).

ll campanile è affacciato sulle acque del Mar Mediterraneo.

Vi sono seppelliti (vedi immagini) un famoso poeta spagnolo e uno scrittore inglese – noto al pubblico con uno pseudonimo –  morto a Dublino, di origine irlandese, che diede disposizioni affinché la sua salma fosse traferita lì, accanto a quella della sua ultima moglie. Quest’ultimo fu anche agente segreto britannico durante la seconda guerra mondiale.

Francesco Tadini viaggi e personaggi

Tra le tradizioni ancora in voga: sardane – alle quali Francesco Tadini ha goffamente partecipato – canti catalani, processioni di San Vincenzo, le corride. Non lasciatevi incornare dai tori, però: potrebbero rappresentare un punto di arresto per il ragionamento che Tadini vi propone.

C’è un bel castello dei Templari, un piccolo museo d’arte moderna (ragionate e fate una piccola inchiesta) e producono fantastiche  acciughe sotto sale.

Francesco Tadini, sperando che tutto ciò sia sufficiente per permettere a Voi di dedurre con certezza l’identità del pittore e il luogo rappresentato, vi saluta e invita la vostra mano a scattare sul topo (come viene tradotto dai traduttori automatici “fare click con il mouse”) deliziandovi con questa lettura: http://francescotadini.net/2011/08/13/francesco-tadini-come-una-luna/

grazie e alla prossima puntata

Francesco Tadini: nuovo enigma da risolvere, dagli antichi viaggi di Tadini


Francesco Tadini, lo ripetiamo fino alla nausea (ma potremmo fermarci anche prima di questa sensazione), vive nei ricordi e nel futuro. L’immagine che vedete chiede: dov’è? qual’è l’artista da strapazzo che ne ha dipinto?

I vincitori dell’ultimo indovinello estivo di Tadini versione Friplot sono Matteo e Joyce. Onore al merito.

Inoltre, quando la vostra mano chiede un click, non fermatela: vuole farlo con questo link: http://francescotadini.net/ , dell’archivio Tadini.

Francesco Tadini, in parziale arresto cerebrale dovuto anche a questi quaranta percepiti di Milano, ringrazia e augura buon Natale da vip (meglio portarsi avanti)

Tadini

Tadini Francesco

 

Francesco Tadini, notizia sensazionale: Franz Kafka cadrebbe, senza il sostegno del gallerista dei vip


Francesco Tadini regge Franz Kafka

Francesco Tadini annuncia che Matteo e Joyce, hanno risolto l’enigma della statua. E devo documentare anche, con tutta l’evidenza di questa immagine, quanto la statua di Kafka debba a me, per il suo equilibrio. Scherzi a parte (Tadini si chiede come faccia ad essere anche in vena di scherzare, ma così è: nel corso di questa interminabile esperienza di pena,  pentimento, ecc.  succedono tante cose…), Praga è una città che amo immensamente. Ne parlerò ancora… e mi sta venendo anche voglia di scriverci su un raccontino… La cosa certa è: Francesco Tadini si è svegliato, una bella mattina, con delle zampette nere al posto delle braccia e delle gambe e…

Venite numerosi a visitare il sito dell’archivio Tadini: http://francescotadini.net/ , tra l’altro, ho pubblicato oggi una pagina di Eccetera, di Emilio Tadini… romanzo uscito postumo per Einaudi, bellissimo … per il quale feci da editor: mio padre era già malato. La pagina è strepitosa: http://francescotadini.net/2011/08/23/francesco-tadini-grande-spirito-che-abiti-nel-light-dallultimo-romanzo-del-padre-eccetera/

Un abbraccio a chi segue, da Francesco Tadini che si augura di tornare allo stato umano.

Francesco Tadini, terzo indizio: chi è raffigurato nella foto scattata da Tadini in una delle sue (ahimé) lontane vacanze?


Francesco Tadini incorpora queste foto che potrebbero forse rivelare chi è (e dov’è) il personaggio (statua) raffigurato in due post fa. Mi hanno domandato chiesto se siamo a Parigi: acqua. Chi ha insistito con la Spagna: acqua. Ipotizzato un re danese: non sono mai stato in Danimarca. Dopo l’ultimo post con i pedalò c’è stata una propensione per le località di mare (mamma mia quanto manca a Tadini!): acqua e ancora acqua. Vediamo adesso.

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Come ieri e domani, vi propongo la consultazione del sito archivio di Francesco Tadini: non potete sbagliare, è qui  http://francescotadini.net/  …nel quale giaggiono e verranno aggiunti con il tempo, oltre a piccoli testi del sottoscritto, anche materiali “d’epoca” di un certo interesse a proposito di Emilio Tadini.

Grazie e un abbraccio a chi mi segue

Francesco Tadini

Francesco Tadini: chi è raffigurato nella foto scattata da Tadini in una delle sue lontane vacanze? Secondo indizio


Francesco Tadini aggiunge questo dettaglio che potrebbe aiutare a capire chi è (e dov’è) il personaggio raffigurato nel precedente post. Qualcuno mi ha chiesto se siamo a Parigi: acqua. Qualcuno ha provato a insistere con la Spagna: acqua.  Addirittura è stato ipotizzato un re danese: mai stato in Danimarca.

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Come sempre, vi invito anche a leggere il sito archivio Tadini al link: http://francescotadini.net/ nel quale vengono pubblucati, oltre a piccoli testi del sottoscritto, anche materiali “d’epoca” di un certo interesse su e di Emilio Tadini.

Grazie e un abbraccio a chi mi segue

Francesco Tadini