San Donà di Piave, la battaglia del Piave e la prima guerra mondiale


Battaglia del solstizio

Battaglia del solstizio – Artiglieria italiana sulla linea del Piave

San Donà di Piave, la battaglia del Piave e il Monte Peralba – San Donà è legata al Piave, come questo fiume è legato al Monte Peralba (2694 metri) che gli dà la vita e la storia la accomuna per tre memorabili battaglie che, nel corso della prima guerra mondiale – 1915-1918 – si svolgono sulle sue rive tra italiani e austro-tedeschi. La prima battaglia – dal 9 al 15 novembre 1917 – sul medio e basso corso del fiume Piave, ferma gli austriaci nella loro avanzata dopo Caporetto.
La seconda battaglia del Piave – dal 15 al 23 giugno 1918, è tra le più grandi combattute nella prima guerra mondiale e quella che, per immani speranze ripostevi dai nemici, per le enormi perdite subite da entrambi gli schieramenti e per l’effetto morale sconfinato, segna e assicura agli alleati la vittoria finale.
Da parte degli italiani fu soprattutto una battaglia di resistenza contro l’offensiva che il nemico aveva preparato da tempo e dalla quale sapevano sarebbe derivata per loro o la vittoria o la definitiva sconfitta.
La terza volta, sul Piave la vittoria – già fortissima a giugno – diventa luminosa con la “battaglia di Vittorio Veneto” (dal 23 ottobre al 3 novembre 1918) che determina l’avanzata di tutto l’esercito italiano e la distruzione dell’impero Austro-Ungarico.

La pace doveva essere conclusa dagli italiani e dagli alleati sotto le mura di Vienna. Come sempre, l’incomprensione, la gelosia, l’ingratitudine perpetuarono la distruzione e la rovina di tutti.
Nessuno volle prevedere, prevenire, provvedere.

Giugno 1918.
Iniziandosi la grande azione che porta il nome di “battaglia del Piave” o “battaglia del solstizio” non la si può non ricordare i sacrifici, le glorie, la resistenza vittoriosa delle truppe del Grappa e dell’Altopiano dei Sette Comuni. È qui, che il nemico austro-tedesco sferra l’urto principale, e, da lassù, la Sesta Armata getta dal primo giorno la premessa della vittoria.
Il giugno del 1918 ci ricorda anche la difesa del Tonale del giorno 13. E, la quarta Armata, comandata dal generale Gaetano Giardino, che dalle prime ore di giugno 1918, prevede, previene, provvede.

Gli austro tedeschi e i loro alleati prevalevano militarmente sul fronte occidentale e, anzi, sembravano vicine alla vittoria. La storia del mondo era giunta ad una svolta decisiva. L’esercito italiano era finalmente la nazione in armi.
L’Italia credente e operosa generosamente si prodigò come non mai.
Le madri offersero alla Patria anche gli ultimi figli, i cittadini all’erario gli ultimi risparmi, nei campi, nelle officine si lavorava con rinnovato fervore; le requisizioni vennero spremendo le ultime risorse.

La nazione accettò ogni sacrificio, e tutti si protese in uno sforzo incomparabile. L’esercito italiano era consapevole e deciso all’appello del Re. Soldati e cittadini furono un esercito solo, una volontà sola, un’anima sola. Dalle Alpi, alla Sicilia, alla Sardegna, alle isole più lontane: dai villaggi remoti, dalle grandi città e dalle piccole si levò un solo grido: “resistere! Resistere!”
Naturalmente anche il capo di stato maggiore austro-ungherese, Von Arz, preparava i suoi piani e i suoi soldati, e l’11 giugno 1918 dichiara: “possediamo un numero di divisioni superiore a quello che il nemico può opporci. Le nostre unità sono salve, agguerrite, complete; le nostre artiglierie più potenti delle avversarie. Attacchiamo il nemico in modo concentrico, simultaneo, su un fronte di grande sviluppo. Le sue scarse riserve non gli basteranno a fronteggiare la nostra pressione: esse si logoreranno presto in tentativi inutili. La nostra vittoria sarà tanto più facile e decisiva, quanto più rapida e risoluta sarà la nostra irruzione.”

Non sempre, però, “la guerra insegna la guerra”. Fu stabilito che quando l’imperatore Francesco Giuseppe sarebbe entrato a Vicenza, l’arciduca Federico, nella sua qualità di decano dei Marescialli avrebbe offerto a Sua maestà con solenne cerimonia un prezioso bastone da Maresciallo.

(…) Continua

Dall’orazione celebrativa del Generale Elia Rossi Passavanti per le celebrazioni del 40º anniversario della vittoria della Battaglia del Solstizio.