Robinson Crusoe di Daniel Defoe – grandi libri


Robinson Crusoe

Robinson Crusoe, illustrazione di un’edizione del 1720 uscita ad Amsterdam

Robinson Crusoe di Daniel Defoe, apparso il 25 aprile del 1719. È uno dei libri più famosi di tutte le letterature, e forse quello che, dopo la Bibbia, ha avuto il maggior numero di edizioni. Titolo originale The Life and Strange Surprising Adventwres of Robinson Crusoe, of York, Mariner – in italiano: Vita e strane sorprendenti avventure di Robinson Crusoe, di York, Marinaio.

Origini di Robinson Crusoe

Le origini storiche del tema di Robinson sono note: in quegli anni aveva suscitato grande scal­pore in Inghilterra l’avventura del marinaio Selkirk che era stato abbandonato nel 1705 sull’isola di Juan Fernandez, al largo delle coste cilene. Nel 1709 il capitano Rogers, ardito navigatore che stava compiendo il giro del mondo, lo aveva liberato, trovandolo dopo quattro anni di solitudine ridotto a uno stato semi-selvaggio. Il capitano Rogers raccolse in volume il racconto del suo periplo e subito l’interesse dei lettori si concentrò sul Racconto di come Alessandro Selkirk vivesse quattro anni e quattro mesi solo sopra un’isola. Daniel Defoe era ormai prossimo alla sessantina; nella sua vita rotta e avventurosa aveva molto scritto, per lo più nel campo della polemica politica o puritana: ma nessun romanzo era finora uscito dalla sua penna. Aveva delle figlie da maritare e si trovava nella urgente necessità di realizzare con la sua penna qualche grosso guadagno. La popolarità raggiunta dall’avventura del Sel­kirk gli fece pensare quale argomento di viva attualità sarebbe stato il racconto della vita di un naufrago sopra un’isola deserta. Si recò dall’edi­tore Taylor e, come fece poi sempre, gli sottopose un titolo-sommario: La vita e le strane, sor­prendenti avventure di Robinson Crusoe, di York, marinaio, che visse ventotto anni comple­tamente solo in un’isola disabitata sulla costa dell’America, vicino alla bocca del gran fiume Orenoco, essendo stato gettato a riva da un naufragio nel quale tutti gli uomini perirono tranne lui solo; con un racconto di come, alla fine, venisse altrettanto stranamente liberato da dei pirati: scritto da lui stesso . H Taylor accettò di dare a Daniel Defoe, su questo canovaccio, la commissione di un volume di trecento cinquanta pagine; sul frontespizio del quale il nome dell’autore non apparve: perché (come accadde anche per le successive autobiografie fittizie stese da Daniel Defoe: Moli Flanders, Roxana, Il colonnello Jack e La peste di Londra) il pubblico doveva credere di leggere delle memorie autentiche. Da ciò il tono semplice e documentario. Robinson Crusoe (Crusoe era il nome di un vecchio compagno di scuola dell’au­tore) è un ragazzo animato da un ostinato desiderio di avventure.

L’isola di Robinson Crusoe

Malgrado le sagge esortazioni paterne, che esaltano un tono medio di vita come il più adatto alla felicità terrena, egli a diciott’anni scappa di casa, si imbarca a Hull, naufraga a Yarmouth, si imbarca di nuovo, viene catturato da un pirata barbaresco di Salò, vi resta due anni, scappa in barca con il piccolo schiavo Xury, lo rivende a un capitano portoghese, passa con questo al Brasile, diventa piantatore, si imbarca per la Guinea, naufraga presso la foce dell’Orenoco sopra un’isoletta deserta, e si trova a essere l’unico superstite del disastro. Si inizia qui l’epi­sodio propriamente robinsonesco, soprattutto du­rante il periodo di completa solitudine, fino alla comparsa del servizievole (e convenzionale) sel­vaggio Venerdì, che Robinson salva dai suoi com­pagni cannibali. Seguono altre avventure, fino alla liberazione e al viaggio di ritorno. Il successo strepitoso ottenuto dal libro spinse l’autore a dargli subito un seguito.

Le ulteriori av­venture di Robinson Crusoe

Il secondo volume, della stessa mole del primo, si intitolò: Le ulteriori av­venture di Robinson Crusoe, costituenti la seconda ed ultima parte della sua vita, e delle strane e sor­prendenti memorie dei suoi viaggi attorno al globo, scritte da lui medesimo. Questo secondo volume apparve nell’agosto dello stesso anno 1719: fu dunque scritto in pochi mesi. Il successo fu anche questa volta grandissimo. Robinson Crusoe fa qui ritorno alla sua isola, ormai colonizzata. I coloni si tro­vano a guerreggiare con dei cannibali che ten­tano conquistarla. Il resto del volume narra un grande viaggio di Robinson a Madagascar, nelle Indie, in Cina, e il suo ritorno verso l’Europa, attraversando tutta l’Asia da Pechino ad Arcan­gelo. È da notarsi che salvo qualche scappata sul continente in gioventù, Daniel Defoe non uscì mai dall’Inghilterra: è dunque il fondatore della stirpe rigogliosa degli scrittori di viaggio che non si muovono da casa: categoria che, con Jules Verne, doveva raggiungere l’apogeo della sedentarietà. La parte relativa ai viaggi piacque moltissimo, al punto da offuscare il vero nucleo originario del Robinson. Ci volle l’Emilio di Rousseau per riportare l’attenzione su quella che è la vera idea  animatrice dell’opera: la lotta dell’uomo solo nell’immenso creato, l’affascinante ricostruzione dei primi rudimenti della civiltà umana in un’isola deserta, senz’altro testimonio che la propria coscienza, senza altri alleati che la propria energia, destrezza, ingegnosità. Era un’epoca di potenti individualità mercantili e religiose, un secolo in cui per gli Inglesi la Bibbia si alleava volentieri al libro dei conti.

La fortuna letteraria di Robinson Crusoe

Robinson Crusoe crede fermamente in Dio e negli affari: è naturale che milioni di lettori si riconoscessero in lui. Una così strepitosa fortuna libraria doveva tentare la cupidità degli imitatori, che pullularono per oltre un secolo.
In Inghilterra il personaggio prese una tinta mistica con Philip Quarll (la cui storia, pubblicata nel 1727, si attribuisce a un certo Edward Dowington), che vis­se cinquant’anni senza l’aiuto di altri uomini in un’isoletta dei Mari del Sud, e con Peter Wilkins (la cui storia, pubblicata nel 1751, è opera di Ro­bert Paltock, 1697-1767), nato da un incrocio di Robinson con Gulliver. In Francia parecchi romanzi, tra cui I sorprendenti effetti della simpatia (Les effets surprenants de la sympathie) di Marivaux, svolsero situazioni derivate dal Robinson Crusoe.
Nel 1813 uscì a Zurigo II Robinson svizzero di Wyss, che ebbe grande popolarità come lettura per ragazzi; mentre nel 1779 Robinson il giovane di Campe era stato tradotto dal tedesco in molte altre lingue e aveva quasi superato la fama del vero Robinson. In quest’opera la parte più ca­ratteristica del romanzo di Daniel Defoe è messa in forma dialogica con intenti educativi. Ai nostri tempi Robinson Crusoe è più conosciuto di nome che di fatto: e probabilmente hanno più lettori Lady Roxana e Moli Flanders che non le av­venture di questo antipoetico e immortale eroe.

Moltissime le traduzioni: dalla prima apparsa a Venezia nel 1745 e condotta sulla versione francese, a quelle di P. Fornari (Milano, 1924 3a ed.); di I. Alberti (Torino, 1921); di M. Paronelli (Milano, 1923; di B. Vettori (Firenze, 1930, 5a ediz.); di Anonimo (integrale, Torino, 1940)… fino alle più recenti.

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Informazioni su Francesco Tadini

Francesco Tadini. Aiuto Regista per alcuni anni al Teatro alla Scala di Milano, dall'Aida con Ronconi a il Pelleas et Melisande con Antoine Vitez. Regista televisivo per RAI, MEDIASET, TVSvizzera Italiana, ZDF, ARTE. Fondatore di tre società di comunicazione video e multimediale. Pubblicitario e consulente per ENI e SNAM Rete Gas. Ideatore e Produttore del primo adventure game multimediale di "Edutainment" in Italia, per ENI e LEGAMBIENTE: "Equilibrium". Ha realizzato per RAITRE per anni come autore e regista (sia dei documentari che delle dirette TV) il programma culturale di punta "Non solo Film" con Giancarlo Santalmassi conduttore. Un anno negli Stati Uniti con più di 1200 interviste realizzate per la RAI. Autore di 51 puntate del programma "La macchina del tempo" condotto da Alessandro Cecchi Paone e in onda su MTV Channel. Gallerista. Blogger. Ha fondato Spazio Tadini con la giornalista Melina Scalise