Tadini, Le armi l’amore – Milano 2015


Francesco TadiniFrancesco Tadini pubblica parti de Le armi l’amore di Emilio Tadini (clicca qui per leggere le altre). Il romanzo, il primo di Tadini, uscì nel 1963 per Rizzoli editore. “da dove mutua Tadini l’interesse per Carlo Pisacane? Senza dubbio, sulla figura del patriota si era riacceso un interesse già nell’immediato dopoguerra, continuato nell’editoria di cultura degli anni Cinquanta, di cui Milano ha un ricco laboratorio. Nel ’57, infatti, le Edizioni Avanti!, promosse dal Partito Socialista Italiano, iniziano la pubblicazione delle Opere complete di Carlo Pisacane,19 a cura di Aldo Romano in apposita collana in otto volumi.” (Anna Modena)

La vicenda di Carlo Pisacane mise in luce problemi già allora esistenti nella penisola; e si sa che un romanzo «storico» dovrebbe interessare la storia in atto non meno di quella accaduta. Ritroviamo nel protagonista uno scrupolo e una passione inquietamente moderni, nell’azione contrastante della ragione e della volontà: l’una preoccupata di uniformarsi alla logica imperiosa dei fatti, l’altra decisa a sovvertirli d’impulso, con un intervento energico o violento. È un personaggio che campeggia solitario: da qui la scrittura e — si direbbe — la struttura del libro, che a poco a poco, per successive stratificazioni di coscienza e memoria, dà vita a figure e paesaggi e sentimenti romanzeschi e, meglio, a una nuova di romanzo epico. Il lettore scoprirà ben presto che le parti al futuro registrano la vicenda in atto; quelle al passato, fra due parentesi, riemergenti dallo « stream of consciousness», non sono ricordi sentimentali, ma situazioni che divengono, di nuovo, attuali; quelle al condizionale, infine, non saranno «immaginazioni» o sogni ma intenzioni, destinazioni. In modo da costituire una sfera integrale di valori, che dovrebbero avere un senso immediatamente concreto e «utilizzabile», nella vicenda dei personaggi e nel racconto. >

Emilio Tadini

Emilio Tadini è nato a Milano nel 1927. Nel 1947 ha esordito con un poemetto, « La passione secondo san Matteo », che vinse il premio “Renato Serra” e fu pubblicato nella rivista “Il Politecnico” diretta da Vittorini edita dal 1945 al 1947. Tadini ha pubblicato altri romanzi: « L’opera» (Einaudi 1982) e «La lunga notte» (Rizzoli 1987), premio Campiello, L’opera (Einaudi 1980), La tempesta (Einaudi 1993), La deposizione (Einaudi 1997), La distanza (1998), Eccetera (Einaudi 2002) e Poemetti e poesie (Einaudi 2011). Emilio Tadini è stato anche pittore e le sue opere vengono archiviate e autenticate presso l’archivio alla Casa Museo Spazio Tadini, spazio espositivo e location di frequenti eventi a Milano, nonché mostre d’arte, spettacoli, concerti e presentazioni.

 

Francesco Tadini

Emilio Tadini, Le bal des philosophes, 1994, matita e acrilici su carta da pacco intelata, 100×76

Prologo de Le armi l’amore

(pagine 7-9) Come se tutto fosse già incominciato e la nave oscillasse nel sole sotto le coste dell’isola e i giorni che verranno fossero già tutti passati senza errori e senza confusione – e in realtà ogni cosa, indolente e concreta, sarà già pronta : la nave, il mare, il cielo, e nell’aria il caldo di una eterna estate indistruttibile, e il parapetto della nave che lui sentirà sotto la mano mentre guarderà senza fretta le colline sopra le ultime case di Genova e il porto, e poi il molo, e la folla disattenta, e poi la donna in piedi nell’ombra contro il muro scrostato della dogana, le mani calme, le lunghe dita abbandonate e ferme, finché lui distoglierà lo sguardo fissando ancora qualcosa più lontano come per prepararsi meglio a guardarla, per ritardare un altro sguardo desideroso al suo corpo, alla sua faccia di cui non potrà più distinguere l’espressione, e non potrà più distinguere il sorriso gli occhi socchiusi le labbra strette con forza, vedendo soltanto il suo corpo sotto l’ampio vestito immobile e i suoi capelli mezzo nascosti dall’ala ricurva del cappello di paglia, e vedendo soltanto il gesto delle  braccia abbandonate lungo i fianchi, e distinguendo soltanto, nell’ombra proiettata dal muro, la sua spalla leggermente alzata, o forse guardando già nella memoria quell’aspetto consueto: e distoglierà ancora lo sguardo fissando le case digradanti sulla collina fino al cielo senza nuvole e poi, ancora prima di guardarla, ritroverà la sua intera immagine dallo stanco sorriso vedendo il corpo immobile nell’ombra, le mani ferme, la forma della sua faccia rivolta verso di lui, e certo gli occhi della donna lo guarderanno senza sorridere, socchiusi contro il riflesso del sole – come se tutto fosse già incominciato e la nave fosse già partita e avesse già navigato verso sud costeggiando mezza Italia e ora oscillasse tranquilla nel sole davanti all’isola azzurra – e in realtà ogni cosa sarà già pronta, solida e indolente, come un docile strumento: il parapetto che lui stringerà con la mano, le assi del ponte rumorose come un palcoscenico sotto i suoi piedi, l’odore del mare lento e violento mescolato all’odore ambiguo del porto, e il cielo intero, il calore del sole, la luce moltiplicata nel futuro fino a un’avida estate adolescenziale in una identica mattina sul mare davanti all’isola (“Portate un lume! e le pallide fiamme delle candele si muovevano adagio attraverso la sala mentre i quattro strumenti riprendevano a suonare, e nella penombra, voltandosi, aveva visto la sua faccia vicinissima, e lei aveva detto sottovoce:

Francesco Tadini“Io? Non ti ho chiamato. Non ho detto niente. Io non ho aperto bocca” e i suoi occhi socchiusi lo avevano guardato senza sorridere finché lui aveva risposto: “È per dopodomani” mentre i quattro strumenti continuavano a suonare e il padrone di casa lo aveva guardato tenendo un dito davanti alle labbra – e ogni cosa era già predisposta, e spedita anche la lettera in cui lui comunicava al suo allievo che non avrebbe potuto continuare le lezioni di matematica per tutto il prossimo mese e forse anche per il mese successivo dato che “altri impegni” glielo avrebbero impedito, e pronte le dieci casse di fucili nel magazzino sulla costa, e fissati i posti sulla nave, e stabilito il piano preciso da mettere in atto per impadronirsi della nave – e mentre le pallide fiamme delle candele tremavano in un angolo e i quattro strumenti continuavano a suonare lui aveva guardato senza parlare quelle mani ferme e tranquille, le lunghe dita abbandonate sul grembo, e lo stanco sorriso, adesso, e il duro gesto infantile della spalla alzata, straordinario oggetto del suo intero amore) e sentirà il rumore delle macchine della nave, e, voltandosi, vedrà uno dei suoi compagni e farà un vago cenno di saluto e quello gli verrà vicino fingendo sorpresa, recitando con ostentazione la parte di un uomo d’affari che incontra per caso un conoscente alla partenza per un viaggio, e poi quello gli parlerà con voce esageratamente sommessa, e dirà: “Tutto è pronto” e dopo un po’ di silenzio, mentre lui lascerà cadere lentamente lo sguardo dall’alto fino al porto, al molo, alla gente che si agiterà distrattamente nell’ombra, quello dirà: “Partiamo, ora partiamo” con mobile voce vibrante “l’ora è giunta” come se stesse per declamare uno dei suoi poemetti (e certo lui avrebbe continuato a scrivere per tutta la sera e poi avrebbe incominciato a cancellare e a correggere molte parole e righe intere, e alla fine avrebbe ricopiato su un quaderno: “Il giorno 5 di giugno sbarcammo sull’isola di Ponza senza incontrare seria resistenza, perché i confinati politici, che ci attendevano, avevano sgombrato d’impeto il molo dai pochi soldati posti a sorvegliarlo. La guarnigione borbonica, colta di sorpresa, poté a fatica radunarsi nel forte, e di là i soldati incominciarono a tirare alla cieca senza per altro poter colpire i nostri uomini intenti allo sbarco, dato che il molo e parte della piazza erano riparati dalle case prospicienti. Io sbarcai… Sbarcammo rapidamente anche tutto il nostro materiale, e per le ore sedici già avevamo formato i ranghi, e ordinato in una compagnia i confinati politici che si erano tutti… nella quasi totalità… che si erano tutti uniti a noi. Rimandammo l’attacco del forte alle ore serali, per poter contare sulla difesa del buio, e disponemmo drappelli a tutte le strade che conducevano alla parte alta dell’isola.

>CONTINUA<

Francesco Tadini

Francesco Tadini, gallerista e figlio di Emilio Tadini, fonda nel 2005 – insieme alla giornalista Melina Scalise – l’associazione culturale di Milano Spazio Tadini, in via Jommelli 24 e il magazine d’arte contemporanea Milano Arte Expo. Spazio Tadini, presente nel portale di Storie Milanesi è riconosciuto Casa Museo di Milano e organizza numerose mostre d’arte, è location di presentazioni editoriali, eventi spettacoli teatrali e di teatro-danza, concerti. La struttura di Spazio Tadini è su due livelli, nati dall’unione dello studio dove dipingeva Emilio Tadini e gli spazi dell’antica tipografia Marucelli.

 

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Informazioni su Francesco Tadini

Francesco Tadini. Aiuto Regista per alcuni anni al Teatro alla Scala di Milano, dall'Aida con Ronconi a il Pelleas et Melisande con Antoine Vitez. Regista televisivo per RAI, MEDIASET, TVSvizzera Italiana, ZDF, ARTE. Fondatore di tre società di comunicazione video e multimediale. Pubblicitario e consulente per ENI e SNAM Rete Gas. Ideatore e Produttore del primo adventure game multimediale di "Edutainment" in Italia, per ENI e LEGAMBIENTE: "Equilibrium". Ha realizzato per RAITRE per anni come autore e regista (sia dei documentari che delle dirette TV) il programma culturale di punta "Non solo Film" con Giancarlo Santalmassi conduttore. Un anno negli Stati Uniti con più di 1200 interviste realizzate per la RAI. Autore di 51 puntate del programma "La macchina del tempo" condotto da Alessandro Cecchi Paone e in onda su MTV Channel. Gallerista. Blogger. Ha fondato Spazio Tadini con la giornalista Melina Scalise